Tavecchio-Lotito-Ventura. La mia Roma è differente

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Scusate, ma chi ce l’ha messi? Chi li ha votati? Chi ha fatto sì che Tavecchio diventasse non una ma due volte Presidente della Federcalcio? C’eravate? Perché fino all’altro ieri i titoli erano “Passiamo noi” e fino a ieri l’altro nessuno ha detto niente su niente? Chi ha permesso a Claudio Lotito di girare con la felpa dell’Italia fra campo, panchina, tribuna, redazioni, convegni, premiazioni?

Chi gli ha permesso di spostare derby, stilare posticipi, chiedere scudetti dopo 101 anni, riaprire stadi, dirigere contemporaneamente due squadre, telefonare a colleghi dirigenti per raccogliere voti o “suggerire” comportamenti, cambiare le carte per poter continuare a mantenere le milleeuna cariche che si arroga di avere…? Perché scrivete e strillate “fuori tutti”? Qui c’è un presidente della Federazione che ha chiamato “opti pobà” i ragazzi di colore mentre il suo alter ego nella versione – diciamo – più nazional popolare li ha tradotti come “cosi”. Vi rendete conto? E la storia degli “ebreacci”, delle “lesbiche” ve la ricordate? Perché la grandissima stampa non s’è scandalizzata, era intervenuta persino la Uefa? È troppo facile farlo ieri. Non vale. Non vale niente lo sdegno per una sera. Viene quasi voglia di stare dall’altra parte visto che questa ha permesso di aver affidato a Jorginho e Gabbiadini la nostra tradizione. La squalifica a Lulic scontata fra Natale e Santo Stefano per aver detto a Rudiger che vendeva cinture e calzini quando era a Stoccarda ve la ricordate?

Lo stupore di ieri è così insopportabilmente simile a quello degli adesivi di Anna Frank: ma se le Istituzioni, se i vertici generali, con la compiacenza di tutti (sennò non sarebbero vertici, sennò non sarebbero istituzioni) fanno e dicono quello che malfanno e maldicono, ma cosa ti aspetti? Cosa ti stupisci? Perché, poi, se fate le morali – anche quelle giuste e doverose – ai tifosi non potete essere credibile se la morale da mo che l’avete persa! Perché la scure mediatica e repressiva si abbatte sempre e soltanto su chi il biglietto lo paga, su chi per una passione si sposta, su chi comunque bene o male ama una squadra? Perché è più facile. Perché loro non sono i potenti, è la risposta. Lo sport in Italia è una latrina perché è considerato una latrina, il calcio il suo tubo di scarico. Cesso. L’ora di “ginnastica” è un’ora sola che non vorrei. Per costruire gli stadi devi vedere se sono di “interesse pubblico”! Cazzo!! gli stadi ce lo hanno il pubblico, più pubblico interesse di così? Gli stadi non te li fanno costruire a meno che gli interessi non siano quelli giusti, a meno che non sei un presidente della Confindustria che ti puoi comprare quello di un’altra squadra, di un’altra tradizione, di un’altra passione (per questo per me il Sassuolo non sarà mai una favola). Chi ce li ha in questo sistema qui vince 6, 10, 100 scudetti di fila, con 1000 punti di distacco. Le briciole poi vengono ripartite fra chi si è comportato bene…

È la sicumera che dà fastidio. È la naturalezza con cui si accetta tutto questo. È l’immobilismo prima e lo stupore poi, che fa saltare i nervi. E gli slogan. Gli slogan, le tavole rotonde contro la violenza da chi non sa niente, da chi non capisce che il tifo è la soluzione non il problema, che la passione non va tesserata ma lasciata volare libera. Gli slogan delle famiglie allo stadio: in Italia si pensa sempre alla famiglia e ci si dimentica degli individui. In Italia la famiglia è la famigghia. Ci si dimentica pure che oggi la famiglia è una ragazza madre, un papà separato, sono coppie di fatto e non di diritto eccetera eccetera… ah magari pure con le lesbiche o i cosi (che potrebbe pure significa’ froci se ce pensi bene: è un suggerimento per Tavecchio se non si dimette). Ma poi quale famiglia allo stadio volete? Con questi prezzi? Con questi orari? Ma prima, che secondo voi non c’era violenza, le famiglie ci andavano allo stadio? No. Soltanto che prima c’erano gli stadi, almeno quelli, e ci potevi andare. Fuori tutti? Tutti dentro casomai.

Riaprite le porte del calcio, incominciate a buttare giù i muri: avete costruito barriere dentro il settore popolare che per antonomasia era il settore più popolare che c’era perché a voi il popolo sta sul cazzo, non lo prevedete se non come cliché, se non come fastidio, se non come cliente. Avete perquisito ragazzini, avete messo filtri e tornelli cominciando a discriminare voi per provenienza territoriale. C’è troppa roba da scrivere.

Le testate date fuori dalle palestre o addirittura dentro le scuole calcio sono simbolicamente fatte dentro o accanto a luoghi di Sport: in questa società lo Sport – nel suo senso più pieno (l’aggregazione, la sfida, lo stadio, il tifo, la festa, la pulizia morale, in una parola e in tutti i sensi: il partecipare) è stato negato, vietato sistematicamente, prepotentemente da chi lo ha prodotto come prodotto, da chi lo ha svenduto come venduto; considerato materia da risolvere con i diritti tv non con i diritti dei tifosi, con i soldi, non con le emozioni. Mi sa che Tavecchio e Lotito (per non parlare di Ace Ventura) non sono i più colpevoli di un’eliminazione che personalmente baratterei pure per un calcio d’angolo conquistato al derby, e che fa male solo se uno pensa ai bambini (molti bambini di oggi fra 4 anni non saranno bambini, non vivranno l’eperienza comunque bella di un Mondiale di calcio con la propria nazionale) o sicuramente sono colpevoli… “uguale” – Parisina cit. – a tutti quelli che li hanno votati, a tutti quelli che hanno riso alle loro battute, a tutti quelli che in fondo in fondo “so’ uomini de polso”, a tutti quelli che “Passiamo noi” e 24 ore dopo “Via tutti”. No, via tutti non vale. Via tutti, manco per niente. E sicuramente via tutti non lo possono gridare tutti.

Qui bisogna cambiare veramente. Qui bisogna far giustizia, perché i sogni dei ragazzini (non solo della loro Rivoluzione che non Russia più) ma quelli di una bandiera da sventolare, di una trasferta da fare insieme per seguire non un risultato ma un’emozione, vengano preservati, resi nuovamente possibili. Pier Paolo Pasolini scriveva che se tutti sono colpevoli nessuno è colpevole. E questa ultima riga meriterebbe d’essere l’inizio di un altro articolo. Perché in questi anni solo una società, una, solo una, U-N-A, ha sempre e soltanto votato contro Tavecchio e si è sempre distinta per le posizioni diametralmente opposte a quelle del Signor Lotito; è un’associazione sportiva che ha il nome più bello del mondo: la Roma. La ROMA.

E se l’altro ieri sera l’unico in quello scempio ovattato di 70.000 persone più 22 ha fatto qualcosa di diverso, in controtempo, controcorrente era il suo Capitano non era un caso: era la Roma. La mia Roma è differente. Il mio Capitano è differente. Ed è bello che W la Roma sia sempre una specie di canto di Rivoluzione, anche malvisto da chi non capisce, e sempre sempre ostinatamente impertinente.

Uscito su “Il Romanista” del 15 novembre 2017

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