Dimmi cos’era

Roma-Empoli ha segnato uno spartiacque tra quello che c’era prima e quello che c’è stato immediatamente dopo il rigore di Paredes. Già il primo tweet radical chic, il primo post su facebook pieno di fico puritanesimo (e infinito inconsapevole appecoronamento) ha creato uno spazio siderale fra lo”scusa Ameri la Roma è passata in vantaggio” e lo “scusa Fabrizio Corsi se danno il rigore alla Roma”, soltanto che a gridarlo non è più una voce di Tutto il calcio minuto per minuto ma tante voci – mute – de tanta e tanta gente che una volta erano innamorate e ora sono solo manipolate, come la manopola di quella radio che non c’è più. Adesso serve l’IPhone a far vedere che “noi non siamo come gli altri”, come se un romanista dovesse dimostrarlo di essere diverso da uno juventino. Sì perché poi qualche linea di continuità la ritrovi fra questa nuova era del postmoderno del calcio e quella di prima: perché poi dalla radio, e in tivvù (in tivvù subito, minuti di pistolotti e commenti e immagini che inchiodano la Roma e la invitano a chiedere scusa, a vergognarsi, a retrocedere da qualsiasi velleità) la voce del padrone è sempre la stessa: quella pronta a blandire i potenti e a punire i deboli. Anelli da  baciare e cappuccini da portare da una parte, e cilici da distribuire dall’altra. Davvero questo rigore di Paredes (ammesso e non concesso che non ci sia) somiglia a un processo per direttissima su Rai1 (Rai1Sport, meglio) o Sky e che finisce su tutte le prima pagine dei giornali, diventando la cosa più condivisa e l’hashtag del momento, per un furto di un pezzo di pane di un affamato dentro a un supermercato mentre sui sistemi finanziari, su quelli bancari non si dice niente, anzi sono loro stessi che istituiscono e svolgono il processo. Poi una qualche pulizia del cielo e delle stelle ha voluto che tutte le partita di Coppa Italia da quel momento in poi venissero letteralmente segnate da rigori inesistenti e da gol in fuorigioco, senza che mai nemmeno una voce, ma che dico voce, un tweet, si levasse da questi petti così puritani e sempre appecoronati. Niente replay a go-go, ma solo i go e le loro celebrazioni, niente processi, niente prime pagine, ma nemmeno tagli bassi all’interno, e men che meno – ovvio – scuse da parte di tifosi. Niente sdegno. E fosse solo una questione di rigoretti di Coppa Italia. Fosse solo la questione del rigore di Paredes… Dov’è lo sdegno quando Moggi ancora oggi pontifica? Dov’era quando la Juve si metteva la terza stella da sola nello stadio alla faccia di qualsiasi sentenza? Dov’era lo sdegno prima che scoppiasse Calciopoli e a questo punto dopo? Dov’erano i vertici della Figc e della Lega e, soprattutto, la quasi totalità dei mass media all’epoca e adesso, sempre puntualmente silenziosi e conniventi di fronte a un sistema apparecchiato, scoperchiato (in parte) e pure solerti, solertissimi, super pronti a sottolineare, urlare, zummare, un rigore preso da Paredes al 118′ di un ottavo di finale? Era. Erano. C’è. Ci sono. Loro sono sempre rimasti gli stessi, siamo noi che siamo cambiati. “Dimmi cos’era” dovremmo cantare… Forse per beghe interne, per le mille faide, e le infinite correnti, per le radio, per i siti, per gli innamoramenti… Forse per amore delle proprie idee, di quel giocatore o di quel dirigente o di quel conduttore o conducente. “Dimmi cos’era…” quello che ci faceva sentire uniti anche se non ci conoscevamo. Perché se c’era una volta “Scusa Ameri ha segnato la Roma” e adesso c’è “Scusate mondo se ci hanno dato un rigore” è anche perché queste stesse voci (quelle dalle quali una volta nasceva un coro) son quelle che rompono l’anima a Garcia perché “ancora parla di Juventus-Roma del 5 ottobre”. Mentre Loro, gli altri (che a questo punto siamo veramente noi, ecco perché c’è la corsa a voler dimostrare la differenza) massacravano e massacrano ancora  la Roma per dei vantaggi mai avuti a Genova e a Udine, con la logica non logica del “gol-non gol” che è solo “non gol”. Roma-Empoli e il rigore di Paredes sono figli di questo tam tam, che induce i tifosi a chiedere scusa e fa passare i giocatori della Roma che hanno fatto i complimenti a Sarri come reo confessi di qualche immondo delitto, e quasi a mondare tutti i vantaggi avuti dalla Juve in questo campionato (ma questa è Coppa Italia? E il gol di Morata col Parma?) sicuramente ad annullare la partita del 5 ottobre che valeva semplicemente mezzo scudetto, ma probabilmente, appunto, anche Calciopoli, e magari pure il gol di Turone. Ah già c’è pure quello, anche se pure quello è passato in cojonella. Fanno così. Funziona così. E – dal punto di vista loro – fanno bene, perché ci riescono. Dal mio punto di vista continuerò a insegnare a mio figlio tutto quello schifo che questo calcio fa “perché i rigori so tre, forza Roma olè”. Era la filastrocca che cantavamo da ragazzini. E ricordo che se pure “i rigori non ce stanno” – si cantava – “forza Roma tutto l’anno”. Che nessuno si azzardi a dargli dello juventino.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 30 gennaio 2015, in Articoli, Match Program con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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