Chi tifa Roma non perde. Altro che ‘Mai ‘na gioia’

Dopo la montagna il topolino. Dopo la Juventus il Chievo. Perché a un romanista il Chievo sembra piccolo piccolo, come squadra, come tradizione, come storia e blasone. Eppure vista da qui dopo la montagna c’è il mare. Almeno a un romanista è andata così. Perché ‘sta squadra piccola piccola, questa partita così recente, sarà per caso, sarà per chissà quale destino, ha rappresentato sempre tanto nella nostra storia, persino uno snodo, addirittura un ricordo indelebile. Il più recente è addirittura per definizione storico: roba di un anno fa, gol di Borriello dopo tanta fatica, dopo tanto penare, dopo nove vittorie consecutive per la nostra Decima da record, da sogno soprattutto.

E’ dopo il Chievo che venne la montagna dei rigori non dati contro il Torino, non prima. E’ col Chievo che una volta – in questa rubrica da c’era una volta che c’è ancora – che iniziò una grande favola, quella della Roma di Spalletti, delle undici vittorie consecutive, e quindi di Lione, di Madrid di sogni addirittura da coppa e di campioni. È dopo il Chievo che ci sarà il Bayern. Che sarà sarà ma intanto in quel dicembre del 2005 quello contro il Chievo fu il primo successo degli undici di fila, così come l’anno scorso fu l’ultimo. In mezzo la Roma e sempre il sogno. Sarà perché questa strana-piccola partita col Chievo è destinata ad andare oltre la vittoria.

E siamo al ricordo indelebile. Non a Roma stavolta e quindi uno dice non vale, invece vale perché quella volta di maggio del 2010 a Verona c’erano più tifosi della Roma che in qualsiasi altro Roma-Chievo all’Olimpico. I’ultima giornata di un campionato da sogno, capolinea delle grandi speranze, 2-0, lacrime vere di De Rossi e Totti con Totti che a un certo punto del secondo tempo si arresta in mezzo al campo per vedere ventimila romanisti cantare “Roma Roma”: Totti in quel Chievo-Roma s’è messo a vedere l’inno. Non era mai successo prima. Vista da lì quelle ventimila persone sembravano sicuramente il mare.

Quella partita fu l’ultima trasferta libera prima dell’avvento della tessera del Tifoso, quella partita è stata e resterà per sempre quella del “Chi tifa Roma non perde mai”. Ammazza quanta roba è sto Roma-Chievo. Punto. Punto ma non basta ancora. Perché proprio perché chi tifa Roma non perde mai, chi tifa Roma deve farla finita col “Mai na gioia” che con la Roma non c’entra niente (vi immaginate Falcao, Agostino o Batistuta dire “Mai na gioia”?).

Dopo la Juventus il nemico da sconfiggere sono gli slogan che ci stanno dentro: l’adagiarsi alla rassegnazione o al sistema o il non avvertire il momento. E allora forse apposta c’è il Chievo da battere: che sembra piccolo piccolo, una partita così così e invece ci vuol far capire che la gloria,la stella, il tricolore lo conquisti ogni secondo, ogni giorno, all’inizio e alla fine di una striscia da record, magari sentendo l’inno, guardando il mare.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 17 ottobre 2014, in Articoli, Match Program con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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