“Roma Roma Roma” di Alessandro Cristofori – Prefazione

Questo è un bel libro per tre motivi: perché è utile, perché l’autore mi sta simpatico, perché è un libro romanista. E’ utile perché ci stanno dentro gli ultimi trent’anni della storia della Roma, scritti con una sintesi senza pretese, pulita e documentata, che compendia tutti i momenti che devi sapere, sia se sei tifoso, sia sei giornalista: dalla costruzione della squadra campione dell’83 alla ricostruzione dell’estate del 2013. In mezzo c’è una specie di bignami con più sapori di un qualsiasi altro bignami. Il fatto che l’autore mi faccia ridere è ovviamente un fatto mio: ci sta sempre un po’ di soggettività in qualsiasi cosa, anche in questo libro che pure vuole soltanto raccontare gli ultimi trent’anni della Roma. E’ una soggettiva romanista. Trent’anni di Roma. Alessandro Cristofori che è della Roma ne ha ventisei. Il fatto che abbia scritto di una Roma che non ha visto, che si sia impegnato a scrivere di una Roma che non poteva nemmeno vedere, che sia andato a ricercare quegli anni, a leggere libri, aprire siti, a chiedere alle persone giuste tipo me, fa di questo libro un libro romanista. Più della materia che tratta. La Roma è romanista per i suoi tifosi, per la passione e il rispetto che ci mettono nel seguirla. Nel rispetto c’è sempre un po’ di umiltà, in questo libro ce n’è molta. Nessun velleitarismo da romanzare, ma una lastra. E’ un piccolo ritaglio di un altro ritaglio più grande, la storia della Roma e la storia di chiunque. Trent’anni nei ventisei di Alessandro non viceversa. La storia della Roma è di tutti, anche di quelli che non hanno visto Falcao (e questo per me è difficile accettarlo…), che non hanno vissuto la notte della Bianca luce di Agostino, che non sanno nemmeno che il vero Nela è quello coi capelli lunghi. Lo scudetto del 1983 è anche di Alessandro Cristofori e questo libro è un modo per dire questo. E poi è un modo per dire un’altra cosa, una che m’ha raccontato lui e che non ha scritto ma che lo ha fatto scrivere:

“Io sono diventato della Roma il giorno di Roma-Slavia Praga. Mi ricordo tutto di quella partita, ‘sta cosa grandiosa della coreografia, la partita e la rimonta, la gioia di tutti e poi quel gol di Vavra che dicevo “no, non può essere” . L’incredulità, soprattutto l’incredulità: “mica è finito tutto così?”. E invece sì. Mi ricordo bene che il giorno dopo a scuola c’era da fare un compito coi giornali, perché la maestra delle elementari ci faceva comprare a turno i quotidiani una volta a settimana per farci un tema. Fatalità quel giorno toccava a me prenderli, sono andato in classe, non sono riuscito a dire niente e sono scoppiato a piangere come un ragazzino, m’ha chiesto perché e io me vergognavo a dirle che era per la Roma. Glielo hanno detto i miei compagni, lei ha provato a capire visto che fra l’altro era friulana e quindi distante da queste cose. Poi ne ha parlato coi miei genitori il giorno del ricevimento… Io di quel Roma-Slavia ricordo questo giorno dopo”.

Questo libro è il tema che Alessandro non ha scritto quel giorno. Perché poi se Cristofori fa ride e il libro che scrive è un compendio di trent’anni di Roma è perché magari certe cose riesce a dirle in un solo modo. Questo libro è romanista anche per questo, per quel “dimmi cos’è” che uno non lo sa dire, è romanista per “il ricevimento dei genitori”, per quelle lezioni che i padri insegnano ai figli, per la dedica che Alessandro fa al papà che lo ha portato allo stadio e che lo ha fatto romanista. Poi magari si accorgerà che quel Roma-Slavia Praga è stata giocata un 19 marzo, il giorno della festa del papà. Perché le cose della vita, soprattutto quelle belle, prima o poi tornano tutte. Dimmi cos’è, ma soprattutto, dimmesentefaride Alessa’.

Tonino Cagnucci

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 2 dicembre 2013, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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