La “magica” Roma nel caos

Tonino Cagnucci, tifoso doc e giornalista: “Si è rotto l’idillio iniziale tra società e tifosi. Ma si può rimediare

Roma, Roma, Roma, core dé stà città…”. E’ l’inno più bello del calcio italiano, il più invidiato, quello che nemmeno i tifosi delle altre squadre riescono a fischiare quando, a pochi istanti dall’inizio della partita, parte il disco che azzittisce l’Olimpico.

Adesso, però, l’autore minaccia di volerlo ritirare. Antonello Venditti ce l’ha a morte con la dirigenza giallorossa. “Questa non è più la mia Roma” ha tuonato qualche giorno fa. In giro non l’hanno presa bene e stanotte qualcuno gli ha fatto ritrovare sotto casa uno striscione eloquente: “Venditti verme”.

Anche sui forum in rete e sui social network si è scatenata la protesta: “L’inno è di chi lo canta, non di chi lo ha scritto”.

D’accordo, ma Antonello Venditti ha davvero così torto?

Dalle parti di Trigoria le acque sono agitate ormai da molti mesi: prima l’esonero di Zeman, poi le continue polemiche su Daniele De Rossi (deve andarsene? deve restare?) e sugli acquisiti sbagliati, la finale di Coppa Italia persa contro la Lazio, l’esclusione dall’Europa, la crisi di risultati, un piazzamento in classifica a dir poco deludente, l’incognita Garcia e quella sul mercato estivo per finire con l’ipotesi di abbonamenti a prezzi esorbitanti quando la squadra si trasferirà nel nuovo stadio di Tor di Valle progettato come un grande hotel di lusso con palchetti riservati, mini-suite dotate di ogni comfort dal frigobar e tv allo schermo piatto. Ovviamente destinate ai più privilegiati.

Insomma, ragioni di malumore tra i tifosi ce ne sono quante si vogliono e se c’è chi protesta seduto al tavolino di un bar o sfogandosi su qualche radio privata, qualcun altro pensa a riprendersi l’inno. Punendo, forse, più i tifosi, che la società stessa.

“Ha ragione chi dice che un inno non è di chi lo scrive ma di chi lo ha fatto suo. Detto ciò è innegabile che un malcontento c’è ed è anche molto percepibile”.

Soffre Tonino Cagnucci, soffre come stanno soffrendo, ormai da molti mesi, tutti i veri innamorati della Roma. Caporedattore de “Il Romanista” il quotidiano di riferimento giallorosso, quello “dei tifosi più tifosi del mondo”, autore di due libri dedicati a Totti e De Rossi (“Francesco. Totti dai politici al cuore” e “Daniele De Rossi. Il mare di Roma”), si sforza di trovare le parole giuste, in equilibrio tra cuore e cervello.

Per carità, si può criticare tutto – prova a spiegare Tonino – ma io, intanto, distinguerei tra chi critica per amore e chi critica strumentalmente. Questa società ha speso tanto, chi dice il contrario dice una bugia; questa societa’ si e’ trovata il Sistema Calcio Italia contro; questa societa’ ha sbagliato anche e soprattutto per inesperienza e cose buone le ha fatte eccome, ma adesso e’ dura per un tifoso della Roma”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Sicuramente il cambio del logo deciso senza consultare i tifosi a cinque giorni dal derby di Coppa Italia. Io fui tra quelli che salutarono con favore l’arrivo della nuova proprietà. Apprezzai in particolare la nuova apertura verso il mondo giallorosso, la battaglia contro la tessera del tifoso, l’apertura del campo intitolato ad Agostino Di Bartolomei, la riscoperta delle radici e così via. La delusione per cui è grande perché si è rotta proprio questa linea diretta con i tifosi e si è rotta in maniera inopinata. La questione del logo non per niente secondaria e peserà non poco.

Anche sul piano dei risultati, questa stagione ha lasciato molto più che un semplice amaro in bocca…

Certo, anche perché è culminata con una sconfitta, quella in finale di Coppa Italia con la Lazio, assolutamente inaccettabile per qualunque tifoso della Roma.

Ma gli americani questo l’hanno capito oppure non se ne sono nemmeno resi conto?

Probabilmente no. Dopo una sconfitta del genere una qualche invenzione la devi tirare fuori, un segnale forte lo devi dare. Non dico di comprare subito un campione, che sarebbe stata la strada più facile e anche più auspicabile, ma nemmeno lasciare i tifosi praticamente abbandonati a se stessi ormai da un mese e mezzo.

In compenso è stato chiesto loro di rinnovare l’abbonamento ancora prima che fosse giocata quella partita. Molti non hanno gradito…

Immagino, ma su questo non sono d’accordo. Da tifoso vero ho sempre rinnovato la tessera a prescindere dai risultati della squadra e lo farei anche se la Roma giocasse in serie C. Anche quando sono diventato giornalista accreditato allo stadio, per due anni ho continuato ad abbonarmi in Curva Sud, pur non andandoci mai, perché se non lo avessi fatto mi sarei sentito nudo. Pertanto trovo più grave aver lasciato in vendita sul sito la sciarpa ufficiale della Roma “Io c’ero” anche dopo la finale persa.

La vogliamo definire “una disattenzione”?

Esattamente. Questa società si sta rivelando debole dove inizialmente sembrava essere più forte, ossia sul fronte della comunicazione, del marketing, della cura del dettaglio, tutte cose che sembrano non contare e invece, magari, ti servono a fare una grande squadra.

A proposito di comunicazione, a te è arrivato il questionario della società sul nuovo stadio di Tor di Valle?

A me ancora no, ad altri amici e colleghi sì. Non mi pare, però, che la tempistica sia quella giusta.

E che si parli di far pagare la Curva Sud 500 euro per poi piazzare i “tifosi privilegiati” in mini-suite di lusso ti sembra giusto?

Assolutamente no. Faccio fatica anche a trovare un aggettivo per definire un’idea del genere. Lo stadio deve rimanere un’arena e non trasformarsi in altro. Più il calcio viene snaturato, anche in questi modi, e più appeal perde. Lo stadio ha una sua specificità che non deve essere stravolta.

Parliamo di Daniele De Rossi. Su “Il Romanista” hai contestato un articolo di Panorama.it in cui si indicavano i cinque motivi per cui dovrebbe andare via.

Su De Rossi non ammetto discussioni. Per me lui è una bandiera della Roma e le bandiere non si vendono mai e vanno, anzi, tutelate. Purtroppo quando Daniele dice di essere stato calunniato dice la verità. Ma a farlo non sono i tifosi veri, quelli che vengono allo stadio, che vanno in curva e che non lo hanno mai fischiato, ma quelli del chiacchiericcio, quelli a cui piace contestare e lanciare calunnie nell’etere non solo contro De Rossi – che soprattutto come uomo e come padre non lo merita assolutamente – ma anche contro la società.

Quali mosse dovrebbe fare subito la proprietà per riconquistare la simpatia, la fiducia, l’appoggio dei tifosi?

Innanzitutto aprire un tavolo di confronto con i tifosi sullo stemma che per loro è sacro; poi riconfermare De Rossi in maniera inequivocabile; rinnovare il contratto a Totti; prendere un nuovo portiere e fare qualche altro acquisto di peso. Dopodiché vincere subito la Coppa Italia il prossimo anno per lavare l’onta. Esattamente come accadde all’epoca dello scudetto vinto la stagione dopo quello della Lazio.

© Claudia Daconto & Panorama

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 4 luglio 2013, in Intervista con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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