La prima di DDR? Contro Totti

Daniele De Rossi il 17 ottobre del 2000 gioca la sua prima partita della vita a Trigoria con la Primavera. Per la prima volta in carriera gioca con il numero 6, il ruolo è quello di interno destro, l’avversaria la Pistoiese dove c’è un diciannovenne che si chiama Andrea Barzagli: un giorno ne parleranno in Germania. Finisce 2-1 per la Roma.

È un bell’inizio. È una grande stagione. Si sente, si sa, sta accadendo di tutto nell’aria. Si cantano canzoni alla radio e di notte da soli (chiudendo gli occhi pensando magari a una persona cara che tu vorresti in questi momenti di vita di nuovo favorevoli qui con te) la gente va in giro aspettando di andare allo stadio, inebetita e felice perché la Roma è in testa. La grande cavalcata è iniziata. C’è una consapevolezza profonda e quindi indicibile nella città, non è solo scaramanzia. I giorni tornano a essere ricordati, i calendari mandati a memoria, i gol sempre recuperati. Sono giorni di mattine presto, prolificano copiosi cornetti e cappuccini. Ai semafori tutti ascoltano la stessa radio, c’è quell’antico sguardo di una volta. Si rivede la città, s’intravede un lontano senso di comunità. Sono diciotto anni che Roma aspetta. Il sogno ha la stessa età di Daniele.

Anche per lui questa è la stagione più importante. E poi lui è romanista, sente le stesse cose che sentono tutti soltanto che la sua attesa ha qualcosa di diverso: lui uno scudetto non lo ha mai vinto. È nato quando Falcão è ritornato, sta per giocare al suo posto. È il 25 ottobre 2000 quando per la prima volta Bencivenga mette Daniele De Rossi davanti alla difesa in un 3-1-4-2 contro la Ternana in Coppa. Lui è l’1 fra il 3 e il 4: la solitudine di chi vuole arrivare primo. Proprio davanti gli gioca Gaetano D’Agostino, un altro che, come Setaro e Scarlato (Napoli) e Bovo (Fiumicino), viene dal mare, da Palermo: dieci giorni dopo farà il suo esordio in serie A a Brescia in una delle partite impressionanti di Batistuta in quel girone di andata senza più ritorno. A ottobre a Daniele De Rossi succede un’altra cosa, anzi gli è già capitata a inizio mese. Una cosa che non si trova sugli annali e nemmeno sul sito della Federcalcio perché non è una cosa ufficiale, e nemmeno è nella memoria di Paolo Berrettini, il primo selezionatore, ma per un ragazzino che a 17 anni viene chiamato per la prima volta in Nazionale è un’emozione che non si può trascurare.

È il 4 ottobre del 2000. L’anno santo è appena iniziato, il primo del mese la prima di campionato con una vittoria difficile e anche più importante col Bologna: se non segnava Totti all’ultimo minuto del primo tempo e se Antonioli non miracolava sarebbe continuata la contestazione post-Atalanta, e la cosa sarebbe stata più pesante visto che il campionato appena iniziato si sarebbe fermato, colpa di un’Italia-Romania da giocare a Milano. L’inutile evento (qualificazioni a Europei o Mondiali) è minimamente tollerabile per un romanista solo perché questa è l’Italia di Trapattoni che si appoggia a Totti (e a Delvecchio, Montella, Tommasi). Il 4 ottobre quell’Italia gioca un’amichevole con l’Under 17 di Paolo Berrettini che si era ritrova a Vinci. Si gioca a Coverciano. A Firenze. La partita finisce 8-0 (5-0 il primo tempo). Trapattoni giostra tutti e ventidue, quindi il tabellino ha poco senso. Non hanno nemmeno troppa importanza i due gol di Delvecchio, e quelli di Montella e Totti. Significa tutto soltanto questa filastrocca: Berni; Ferraro, Micolucci, Perrone, Bovo; Piccolo, Pagano, Berardi, Quagliarella; De Rossi, Fanasca. A Firenze, per la prima volta nella sua vita, Daniele De Rossi indossa la maglia dell’Italia e lo fa giocando un tempo contro Francesco Totti, probabilmente marcato da Cannavaro, visto che faceva la seconda punta insieme con Quagliarella. Non succederà mai più una cosa simile: Totti contro De Rossi, nemmeno per scherzo, nemmeno su un sito o su un tabellino non ufficiali.

La Roma che si guarda in faccia nel tempo. Di quella selezione di Berrettini, Daniele gioca anche nella ripresa. Questo è l’altro ritornello che conta: Agliardi; Creanza, Piccolo, Tricoli, Del Grosso; Massaro, De Rossi, Deinede, Spanarello; Bianchi, Altobelli. Nel secondo tempo De Rossi lascia il ruolo di attaccante (al figlio di Altobelli) e viene schierato centrale di centrocampo: in quest’esordio ha già ripercorso la sua carriera, ha già girato l’Italia, dall’Ostiamare alla Roma di Bencivenga. C’è tanto, c’è forse persino troppo, mentre in città si continua a sentire quel profumo antico nell’aria. A dicembre Roma aspetta un derby che significa né tanto, né troppo, ma giustamente tutto. La fila fuori all’agenzia di via Torino per comprare un biglietto di quel Lazio-Roma si sta smaltendo ancora adesso: «Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare, gente addormentata sui lampioni, file da Termini a viale Marconi, bigliettini con numeretti ricavati da algoritmi: la felicità dei numeri primi…». Quella settimana si giocava anche un altro derby a Trigoria. È il 9 dicembre 2000, una specie di macro ricorrenza visto che il primo derby della storia si giocò un 8 dicembre del 1929. C’è un simbolico giorno di differenza che permetterà ai ragazzi della Primavera di andare a tifare la Roma contro la Lazio all’Olimpico il 17 dicembre.

Di quel giorno non ci farà niente Massimo Bonanni da Ostia tifoso della Lazio che al trentottesimo minuto del primo tempo segna al Fulvio Bernardini quella che sarà la vittoria romanista. In fondo un autogol, in fondo Lazio-Roma 0-1, Paolo Negro, si decide qui: da un laziale che fa vincere la Roma perché quel pezzo di strada fatto insieme con Daniele conta di più.

Annunci

Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 21 marzo 2013, in Articoli con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: