Il primo gol di Totti contro l’Ina

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Si dice di Francesco Totti che per restare alla Roma abbia rifiutato tante offerte miliardariemilionarie, che in un’altra parte avrebbe guadagnato e vinto di più, anche tanto di più. È tutto vero, ma c’è di più, anche tanto di più. Sarà che anche questa storia inizia l’11 marzo, il giorno di Roma-Arsenal, ma del 1945 quando nel campionato laziale – erano tempi di guerra – la Roma giocava contro il Trastevere. Nel tabellino, contro Andreoli, Forlivesi e gli altri romanisti, c’è il nome di un certo Trillò. È Armando che quasi quarant’anni più tardi diventerà il primo tecnico di un bambino biondo, gracile e timido con la casacca più grande di lui.

Una maglia pesante veramente visto che la Fortitudo è una delle società che hanno dato vita all’Associazione Sportiva Roma. Siamo alla genealogia del mito: era già tutto scritto, anche quando Armando Trillò nel 1965 vinceva il Seminatore d’oro. Pensateci, non poteva che essere così: il Seminatore d’oro… Sembra una parabola del Vangelo, una di quelle del figliol prodigo o delle beatitudini, queste cose così, soltanto un po’ più bella. Trillò il primo allenatore della Roma non poteva che essere il Seminatore d’Oro. È evidente: anche lui fa parte del libro del Piccolo Principe. Che poi giocasse nel Trastevere quando incontrò la Roma per la prima volta è un altro di quei passaggi che lasciano pensare, visto che dopo la Fortitudo Francesco Totti va a giocare proprio a Trastevere con la Smit. È il 24 ottobre 1985 quando viene tesserato al campo 65 San Tarcisio vicino a Ponte Marconi. Tre giorni dopo gioca la sua prima partita della vita, dopo tutte quelle fatte per strada, a scuola, alla Manzoni quando all’aurora pensava all’alba vincerò, a Villa Scipioni, sul balcone lì al primo piano e alla Scuola Calcio.

Qui stiamo parlando di campionato Esordienti! mica solo oratorio! mica solo una partitella! Non ci sono ancora gli arbitri federali, però – signori – parliamo di un campionato! Seconda giornata, girone M. Son cose che a quell’età manco ti segni sul diarietto di scuola: per quanto sono importanti si meritano un altro quaderno, uno fatto apposta, scelto con cura, dove scriverci addirittura i tabellini. È il 27 ottobre 1985, gioca in trasferta, sul campo dell’Omi Spes. Finisce 0-0, soltanto per non disturbare nella lettura, per poter avere più calma e leggere meglio questo che è il primo tabellino della vita di Francesco Totti: Omi Spes: Franceschini, Virgili, D’Agostino, Cirelli, Donato, Sperandio, Mascagna, Belardinelli, Medici, Ottavietti, Ferramisco. Smit: Barra, Sottocorona, Paniconi, Occhiuzzi, Crocetti, Sili, Zuchiatti, Stornelli, Scano, Castellani, TOTTI Altro che argonauti! Li avete imparati a memoria? Ripetiamoli: Barra, Sottocorona, Paniconi, Occhiuzzi, Crocetti, Sili, Zuchiatti, Stornelli, Scano, Castellani, TOTTI…

Altro che Sarti, Burgnich, Facchetti… Siamo alla stele di Rosetta, al primo disegno rupestre di Aquisgrana, a qualcosa precedente i grandi cerchi misteriosi nei campi di grano negli Stati Uniti, a Stonehenge, questo tabellino è il dna del pallone, il codice per il primo trapianto di spirito fatto con un nuovo rosario da sgranare con i piedi, in filigrana… Scano, Castellani, TOTTI… Insomma, qualcosa stava irrimediabilmente per accadere all’umanità. Dalle cronache si capisce che l’Omi è «più squadra e più esperta della Smit dove esordiscono i ’75 e i ’76…», ma che – quelli dell’Omi – «sul finire dell’incontro un po’ sbandati soffrivano le incursioni di Totti». È l’Ufo che sta arrivando. Sì è tutto studiato. Il Seminatore d’oro ha già seminato, il destino è già il Tre Fontane, il campo di allenamento della Roma di una volta, il campo di allenamento dei ragazzini della Roma ancora quella volta. Tra lo Sheraton e il Luna Park quand’era acceso, il campo in cui Francesco arriverà con un amichetto in una giornata nuvolosa di fine estate dell’89. Il destino dà appuntamenti, la stella cometa sta ancora arrivando, la prima vittoria in un campionato Francesco Totti la ottiene contro il Tre Fontane.

È il 3 novembre 1985. Questo è il tabellino della prima vittoria della sua vita. Segna al 3’ Scampo: non ce n’è per gli altri se in squadra hai Totti: Smit: Barra, Sottocorona, Paniconi, Occhiuzzi, Crocetti, Di Natale, De Angelis, Stornelli, Scano, Zucchiatti, Totti. A disposizione: Di Odoardo, Castellano, Sili, Vasselli, Lattanzi. All. Pergolotti Tre Fontane: Patti, Scennicola, Faedda, Cinti, Zucchetti, Taurino, Valente, Proietti, Chiaronzi, Solidati, De Simone. A disposizione: Storri, Trippa, Guglielmi. All. Iannilli. Manca soltanto una cosa alla storia. Il gol. Il primo gol di Francesco. La prima mela, il primo passo di Armstrong sulla luna, il primo rito animistico fatto col fuoco, l’inizio della protostoria: lo squarcio. È il 17 novembre 1985, più o meno quel giorno sedici anni prima Pelé realizzava su rigore al 34’ di Santos-Vasco da Gama il suo millesimo gol. Totti fa uno. 1. La partita di Francesco, giocata in casa, non può che finire 1-1, dopo essere stato sotto 1-0 per un gol di Neal a Tancredi con carica sul portiere. Tancredi c’è per davvero.

E c’è anche un rigore sbagliato per la squadra di Totti. Il tempo non passa mai quando passano le stelle: Smit:Barra, Crocetti, Paniconi, Occhiuzzi, Di Natale, Stornelli, De Angelis, Sili, Castellani, Zucchiatti, Scano. A disposizione: Di Odoardo, Schiavi, Sottocorona, Totti (entrerà nel secondo tempo), Vasselli.All. Capponi. Dirigente Nicoletti Ina Casa: Romanò, Scucchia, Capauto, Celani, Sadatini, Fortini, Pozzi, Tancredi, Salvadori, Nugnes, Ditta. A disposizione: Grande, Liberatori, Minirori, Liuti, Capauto. All. Salvadori. Dirigente: Tancredi. Una cosa del genere merita l’unica cronaca disponibile dell’evento, quella del «Corriere Laziale» del 19 novembre 1985: Nel primo tempo, svoltosi su di un piano di sostanziale parità, erano gli ospiti ad andare in vantaggio al 10’ con Ditta, che approfittava di un grosso svarione difensivo dei padroni di casa. De Angelis, Sili e Zucchiatti per la Smit e Nugnes, Fortini e Tancredi per l’Ina Casa tenevano il centrocampo e di tanto in tanto lanciavano le punte Castellani e Salvadori. Due pali per parte chiudevano il primo tempo. Nel secondo gioco più vivace, scontri più marcati e in uno di questi scaturiva un rigore per la Smit. Castellani lanciato dall’ottimo Stornelli veniva atterrato in area, tirava lui stesso il rigore ma il bravo Romanò in tuffo riusciva a raggiungere la palla e a deviarla in calcio d’angolo.

Sfumata questa ghiotta occasione i padroni di casa si rimboccavano le maniche, sospinti da non meglio identificati tifosi-genitori, e con Totti raggiungevano il meritato pareggio scaturito da un tiro di Scano che Romanò respingeva ma proprio sui piedi dell’accorrente Totti che infilava la rete. Giusto il pareggio. La formazione ospite è certamente più squadra, ben diretta e ben impostata, mentre i ragazzi della Smit sono giovani, nelle loro fila militano secondi 75 e 76 che avranno il tempo per maturare. Cielo inclemente. Cielo inclemente… Bellissimo. Come il gol che Francesco segna alla vigilia di Natale contro l’Agip Petroli, per lui che voleva fare il benzinaio è un altro modo per smarcare il destino quando fa «al 4’ una strepitosa azione personale, si smarca tre giocatori e infila il portiere in uscita». Al 6’ segna il suo compagno di squadra Di Natale. Probabilmente c’erano pure il bue e l’asinello quel giorno a festeggiare il bambinello biondo figlio del falegname Vincenzo (un ebanista straordinario). È ad aprile che arriva il contrappasso, si sa è Pasqua. È il 20 aprile 1986 quando la Smit (che significa Santa Maria in Trastevere) di Francesco Totti perde contro l’Accademia in casa, 2-0. Guardate la classifica dopo quella giornata: Spes Omi 34 punti, Tre Fontane 28, Robur 26, Ina Casa 24, Roma XII 21, Smit Trastevere 20, Pian due Torri e Agip Petroli 17, Tor Sapienza 13, Toto Sport Club e Accademia 8. La Smit aveva due partite da recuperare, a Capodanno contro l’Accademia aveva vinto facilmente 2-0 in trasferta, stavolta in casa contro una squadra ultimissima da sola perde con lo stesso risultato: il fatto è che quel giorno è quello di Roma- Lecce, di uno scudetto perso in casa contro l’ultima in classifica. Francesco Totti a 10 anni viveva in piccolo, sul suo piccolo pianeta, il dramma sportivo gigante dei grandi. C’è già troppa Roma per non andarci.

La stella cometa deve arrivare alla grotta, e ci arriva a Trigoria, Torneo Primi Calci. Torneo dai quarti di finale alla finale. Questo è per forza un racconto che richiede un testimone oculare, un Tommaso, un Santino. Si chiama proprio così, Santino Fortino è l’uomo che oggi conserva a casa il primo cartellino di Francesco Totti: La Smit era affiliata alla Roma e ci capitò di andare a giocare a Trigoria, nel torneo «Primi Calci», quarti di finale, fino alla finale. Francesco gioca per la prima volta su un campo d’erba, fa lo stravedere ma Angelo Benedicto Sormani, che stava lì soltanto per vedere, e gli altri osservatori della Roma dicono: «Questo è bravo ma ha il polpaccio già sviluppato e la gamba lunga, non crescerà». Che Santino Fortino sia San Tommaso, cioè uno che certifica attraverso i sensi i miracoli, invece è vero, perché è lui che scrive questo articolo del 29 aprile 1986 dopo un altro torneo, quello della Città di Maccarese (a cui parteciparono Smit Trastevere, 69 Maccarese, Tevere Magliana e Torre in Pietra). Vince la Smit 1-0 in finale sul Maccarese. Leggete. Leggete: Una menzione particolare, dopo aver elogiato tutta la squadra vincente, la merita Francesco Totti, premiato come miglior giocatore del torneo. Classe 1976, ha tutte le qualità per sfondare in questo gioco, per la gioia del presidente della Smit, Davini, per il mister Barigelli, per tutti i suoi compagni e dirigenti e, per ultimo, per i suoi commossi genitori. Non è un elogio esagerato.

Tutti giurano sulla riuscita di questo talento naturale. C’è tanta verità, semplicità e un po’ di poesia nell’immaginare i genitori di Francesco commossi perché il figlio a 10 anni è stato premiato come il miglior giocatore di un torneo in riva al mare. Ormai dalla Smit è arrivato il tempo di andare. Ma non alla Roma. Ermenegildo Giannini: Il primo a parlarmi di Francesco Totti fu Armando Trillò, suo primo allenatore ai tempi della Fortitudo. Da quel momento, periodicamente, avevo avuto notizie sui suoi progressi. Eravamo già stati sul punto di tesserarlo ma il ragazzo era già in parola con la Lodigiani e, sia conoscendo la correttezza della famiglia Totti, sia volendo rispettare un discorso di onestà che era primario per l’AS Roma, abbiamo fatto un passo indietro. Alla Lodigiani Francesco si fa definitivamente scoprire come la stella più bella che c’è in giro (nello spazio, nello spazio). Piccolo, biondo, gracile, timido, ma il mondo ce l’ha ai piedi con un pallone. Ha tutto, ma gli manca ancora tutto: la Roma. Allora se Francesco non può dire sì alla Roma, comincia a dire no. Il primo è uno di quei no coi quali ci costruisci il solaio della casa, ci suoni il basso di Pictures of you, per cui ti guadagni seriamente la stima di un uomo: il primo no lo ha detto alla Lazio. È come fondare un orizzonte, come un darsi per sempre a qualcosa e a qualcuno.

Un altro giocatore della Roma a quell’età disse di no alla Lazio, si chiamava Agostino Di Bartolomei. A Francesco il rischio cominciò a capitare il giorno della chiacchieratissima Befana, il 6 gennaio del 1988, al Campo Ruggeri di Montesacro in un trofeo intitolato a Lenzini: da solo batte in finale 2-0 la Lazio e Alessandro Nesta. In quell’occasione la società che non ha il nome della città si innamora di quel ragazzino biondo. Questo è un altro merito storico di Totti, ha fatto sì che oggi si possa raccontare questa cosa: la Lazio lo ha inseguito, la Lazio ha fatto di tutto per averlo in squadra e lui a 13 anni ha detto no. Poi farà la stesa cosa col Milan, perché ai soldi preferiva giocare con la Playstation a casa. Francesco Totti a 13 anni ha già detto no alla Lazio e al Milan per andare alla Roma. Questa storia è di una semplicità straordinaria. Sembra scritta da un bambino su un foglio bianco. Mamma e papà vennero chiamati dal Presidente della Lodigiani, che gli comunicò che sia la Roma che la Lazio mi avevano richiesto.

Quel giorno c’era anche mio fratello Riccardo, che quando fu il momento di dare una risposta, sotto al tavolo, prese a prendere a calci mia madre perché scegliesse la Roma. Quando arrivò ad avere le caviglie gonfie ha detto «Roma». Il Mythos è rovesciato: se Edipo significa «piedi gonfi», nel XX secolo sono i genitori ad averceli, non più i figli. La tragedia greca è una favola romana. Francesco Totti va alla Roma perché ce l’hanno portato mamma e papà. Questa è la storia vera, è così che nasce Totti alla Roma, come un figlio.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 28 febbraio 2013, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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