Quando la Roma torna la Roma

Saranno stati una decina, il che è ancora più romantico. Più romanista. Non erano un esercito, non c’erano contestazioni, tsunami tour, coppe da festeggiare, erano tifosi della Roma cioè la Roma. Quando qualcuno ha deciso di aprirgli le porte quest’equazione che dovrebbe essere scontata e che pure a qualcuno potrebbe sembrare esagerata, è tornata realtà. La realtà della Roma. La notizia che andava alla prima riga è questa: la Roma ha aperto le porte ai tifosi. Saranno stati una decina, ma è ancora più romantico. Più romanista. L’esatto contrario delle ragion di Stato, del machiavellismo, della logica di questo tempo elettorale. La notizia va dove va ma è la più bella di tutte per un romanista. Cioè per la Roma.

Significa avere cura e attenzione per la gente, significa prevederla nei ragionamenti, significa considerarla, significa rispetto, significa attenzione per il dettaglio, e tutto questo un giorno significherà anche vittoria sul campo, ma ancor prima, anche più di prima, significa che la Roma sta tornando la Roma. La Roma è sempre stata i suoi tifosi, la Roma è sempre stata la sua gente, la Roma è sempre stata lo spot di quel ragazzino che deve entrare per vedere centomila altri ragazzini come lui, la Roma è sempre stata quel dimmi cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. Dimmi cos’è… e uno non te lo sa dire perché non si può dire: perché la Roma non è, ma siamo.

E quando la Roma è la Roma poi diventa forte e, si sa, – è un canto – vincerà. La Roma di Liedholm è stata la Roma della città, è stata talmente tanto la Roma delle persone, dei bambini, delle donne, dei papà da diventare sinonimo di un’epoca, di una stagione da sogno, di un’altra società, di un altro mondo possibile veramente (c’era il Paradiso in terra, è sceso il Divino una volta che era San Lorenzo a Fiumicino). Si parlò di riformismo romanista in politica. La Curva Sud entrò nel linguaggio corrente come esempio, come sinonimo di caciara, di festa, ma anche di cultura, persino di popolo. Popolo è una parolaccia per i tempi moderni, così come i tifosi sono la bestemmia del calcio moderno. Saranno stati una decina soltanto ieri fuori dai cancelli di Trigoria ma una volta che sono entrati sono diventati per davvero la Roma: stavano anche fisicamente dalla stessa parte, dentro alla stessa casa. Sognare un nuovo stadio cos’altro è? Cos’altro era il sogno di Dino Viola? Aggiungo un seggiolino a tavola che c’è un tifoso in più, magari buttiamole le seggiole perché si fa fatica (o si dovrebbe fare fatica) a stare seduti quando gioca la Roma. Lì dove gioca la Roma ci sono i suoi tifosi. Saranno stati una decina tra la via di Trigoria e il West, ma è ancora più romantico. Più romanista.

D’altronde erano pochi di più anche quelli che contestavano e chiedevano che la Roma fosse libera. Libera da cosa? Mai dai suoi tifosi: là dove ci sono i suoi tifosi ci deve essere la Roma. Come andare sotto la curva Sud prima della partita e andarci pure dopo, quando la partita è finita. La Roma sta davvero cominciando a far vedere ai suoi giocatori le persone che la seguono. La Roma si sta riavvicinando ai suoi tifosi. D’altronde Andreazzoli Aurelio da Massa Carrara è pur sempre parente stretto di quel Luciano Spalletti che masticava la Sud dicendo che era «tanta roba», che riportò la Roma in mezzo alla gente nel centro del centro di Castelrotto, e ballava tra il tarantolato e il fulminato lì dove una volta c’era il fossato. La Roma si sta riavvicinando ai suoi tifosi. Lo sta scegliendo e se fosse così questo sarebbe il miglior progetto possibile. Il più grande risultato. L’unico che conta. Poi gli altri verrano. E’ sempre stato così.

Lo stadio, il futuro, la patrimonializzazione, i ricavi, eccetera, persino tutto questo ha un cuore: quello delle persone. Il calcio in Italia è stato ammazzato da quando hanno cominciato ad allontanare le persone dallo stadio. Il merito più grande di questa società resta la lotta contro la Tessera del Tifoso, ma le lotte poi non possono restare solo un vanto, sennò significavano altro. La Roma nella storia ha vinto solo quando è stata accompagnata, portata quasi in braccio dalla sue gente dove non poteva che arrivare. Perché la Roma è questo. Più di qualsiasi altra squadra, la Roma è il legame con la sua gente, la Roma è nel rapporto con chi la ama, o è così o non è. Saranno stati una decina, ma facendoli entrare la Roma ha aperto le porte a tutti quelli che entreranno. Perché come ha detto ieri Totti: «Non finisce qui». Non finisce mica il cielo.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 21 febbraio 2013, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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