«Ricordiamoci che siamo la Roma»

«Ricordiamoci che siamo la Roma eh, dai…» ha quasi urlato Vito Scala nello spogliatoio dell’Olimpico poco prima di andare a giocare contro la Juventus. Una frase finita al volo anche nei microfoni delle telecamere di Sky. E’ già spot, jingle, oltre a essere una grande verità. «Ricordiamoci che siamo la Roma»… Pochi l’avevano fatto prima di Roma-Juventus 1- 0. Di ricordarselo. Uno sì invece, sempre, uno, quello dell’1-0: Francesco Totti. Sabato è stato un giorno speciale per lui, oggi è un giorno speciale per lui anche se pochi si ricorderanno pure questo: era il 18 febbraio 1993, oggi esattamente 20 anni fa Francesco Totti per la prima volta ha indossato la maglia dei grandi della Roma.

Un mese e dieci giorni prima del suo esordio in serie A, per un’amichevole al Flaminio contro l’Austria di Herbert Prohaska (la lumachina). Così in un giorno qualunque (costretti ormai a citare tale Mengoni…) perché Rizzitelli stava male (e sarebbe dovuto rientrare proprio con la Juve) perché Salsano era infortunato e si sarebbe sottoposto il giorno dopo a ecografia, così come Garzya e Haessler, con Caniggia e Muzzi (lui) in Nazionale al 56’, cioè all’11’ st un sedicenne comincia il suo destino da Re sostituendo un Principe, Giuseppe Giannini. Non è una favola, ma un tabellino che trovi se scartabelli qualche biblioteca decente. La partita finirà 1-1. Prohaska nello spogliatoio del Flaminio dirà: «Mi sembra che i giovani della Roma si siano comportati positivamente». Totti aveva giocato la domenica prima con gli Allievi la sua prima partita dopo uno stop di due mesi per menisco. Poi la Roma dei grandi.

Oggi, il 18 febbraio di vent’anni fa. Un tiro lunghissimo. Qualcosa che viene da lontano e t’arriva qui vicino, accanto, quando c’è un anniversario del genere, come un tiro tirato a 113 chilometri all’ora, dritto per dritto sotto la tua curva. Francesco Totti questo Roma-Juventus l’ha vinto in settimana quando ha deciso di parlare attraverso il sito dopo un paio di giorni in cui era stato indeciso se farlo o meno. Per lui la faccenda Osvaldo era finita un attimo (beh, forse due) dopo il rigore sbagliato in tutto e per tutto da Osvaldo. Poi ha aspettato e quando ha visto il suo compagno massacrato e le ricostruzioni raccontate su quanto dettogli da Andreazzoli strumentalizzato, ha piazzato il suo rigore: «Giù le mani dalla Roma». Che poi è come dire con la voce dell’amico di sempre di «ricordiamoci che siamo la Roma». E’ successo sabato. Soprattutto quando la squadra è andata sotto la curva per riscaldarsi, una cosa del genere era successa per la prima volta proprio con la Roma di Zeman. E’ ritornata una certa romanità nella Roma. Sembra un paradosso e forse lo è, uno scherzo del tempo. Per Totti comunque fa lo stesso, per lui il tempo non passa, per lui la verità di Zeman o la normalità di Andreazzoli fanno lo stesso. Sabato sera dopo la partita oltre a essere ovviamente e spudoratamente felice come ogni tifoso della Roma, Francesco era sollevato.

Proprio per le polemiche, per le chiacchiere fatte su di lui, e per quelle parole che aveva deciso di affidare al sito. Le parole si sono trasformate in gol, è poi a cena che ha trasformato l’acqua in vino. Sabato sera l’ha passato con i suoi affetti e cogli amici, domenica a Bergamo non ci sarà per squalifica. Tornerà col Genoa per superare un’altra volta se stesso più che per raggiungere Nordahl. Lo ha sempre fatto. Il giorno dopo Roma-Juventus 1-0 gol di Totti puoi fare i mille articoli che vuoi, mille che sono men dei suoi 224 gol… Puoi ricordare tutte le volte che la Roma ha vinto 1-0 con gol di Totti, e una volta con lo scudetto sul petto battè il Milan all’Olimpico, un’altra volta – pensate – battè da solo, dopo secoli, il Real Madrid al Bernabeu; puoi e devi raccontare tutte le volte che il 10 è stato se stesso, cioè Diecisivo, puoi giocare col 10 e con l’1-0, con un io che è collettivo.

Raccontare persino di Italia-Australia solo per zittire tutti quelli che lo confinano nella Roma, che pure è una terra distesa di felicità e la capitale del mondo nel tempo (è una citazione di Gnisci, professore di Letterature Comparate all’Università Sapienza di Roma), e ricordare a quest’Europa che non funziona, gli Europei d’Olanda. Raccontare di quella notte di Coppe e di Campioni a Lione quando anche con un suo gol e di quell’altra volta a Valencia quando vinse 3-0 in uno stadio dove non aveva vinto nessuno uscendo fra gli applausi dei matati; del gol che ha il mattino in bocca col Parma che forse è il più simile di tutti a quest’altro film di Kubrick girato in notturna (Totti Barry Lyndon). Ricordarti i gol di Genova e quelli di Milano, la doppietta col Milan, quella con l’Inter a San Siro, il 6-2 in finale di Coppa Italia, la sua firma nella Supercoppa con la Fiorentina, e i gol nei derby, così come quelli nelle piccole partite. In ogni centimetro di Roma ci trovi Totti. Ma la cosa migliore è forse ricordare un altro Roma-Juve, giocato in un giorno che è un altro anniversario (il 17 dicembre, San Paolo Roberto Negro) del 1978 quando Roma-Juventus finì 1-0 con un gol di Agostino Di Bartolomei. Francesco Totti non è mai sembrato così simile a lui.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 18 febbraio 2013, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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