A Marassi Daje Daniele Daje

A un certo punto ieri la notizia era che Daniele De Rossi non avrebbe giocato domenica sera contro il Genoa e che probabilmente l’infortunio che si ventilava era inventato, una scusa pronta dietro l’esclusione di Zeman. Invece no, non è vero. Invece fortunatamente, Daniele De Rossi ha solo un affaticamento muscolare, quindi per Genova – molto probabilmente – non è out, quindi Zeman non lo ha ancora o già escluso (dipende dai punti di vista), visto che probabilmente non lo escluderà. Ieri è stato provato in un centrocampo con Pjanic e Tachtsidis, come intermedio. Quindi nessun ritorno o rilancio in regia, ma la conferma della posizione che Zeman ritiene la migliore per lui e con la quale (anche se con altro modulo) ha giocato, segnato, brillato in Nazionale e reso per un attimo interessante persino Milano. Genoa per Daniele De Rossi significa soprattutto una cosa, quella che forse è stata la sua cosa più romanista: l’urlo dopo il rigore segnato per una vittoria per 3-2 contro i rossoblù. Quella volta era all’Olimpico e non a Marassi, ma quella volta contro il Genoa è indimenticabile.

Fu Roma. Stagione 2007/2008, campionato, la Roma gioca una partita che vale ancora sogni tricolori (sogni che se ne andranno contro altri rossoblù all’ultima giornata), viene rimontata da 0-2 a 2- 2. C’è un calcio di rigore per la Roma. Ci si va piano a tirarlo. E’ il 5 aprile 2008, sabato pomeriggio, passerotto non andare via. Passerotto è lo scudetto, ma la poesia ce la mette Daniele De Rossi dopo il gol dal dischetto. Impazzisce di Roma. Esplode. Tracima. Corre. E’ un indiano nelle praterie e ha appena riconquistato il West, urla il grido della sua terra: Daje Roma Daje. Urla il suo nome, la sua anagrafe, le iniziali del suo nome e del suo cognome, è un codice fiscale d’amore: De Rossi Daniele, Daje Roma Daje. Era l’urlo di Dante Chirichini, è l’urlo di ogni tifoso romanista. E’ Daniele De Rossi contro il Genoa.

Daniele De Rossi contro il Genoa a Marassi ci ha pure segnato un gol inutile per una sconfitta per 3-1 collezionata più che dal Grifone, dall’arbitro: in quella partita (fatta di gol giusto annullati, di fuorigiochi non fischiati) De Rossi venne espulso e sembrava – tanto più vestito di bianco – il romanista che usciva di sua iniziativa perché i giochi erano sporchi. Era così. Questo dal punto di vista dei sentimenti. Da quello del calcio (che poi dovrebbe essere la stessa cosa) Daniele De Rossi ha fatto una delle sue più belle azioni da calciatore: ancora all’Olimpico, ancora in campionato, la stagione 2008/2009, Daniele recupera palla poco oltre la sua area, poi va, dritto per dritto in mezzo al campo, vede restare indietro almeno tre avversari poi in un momento il lancio, qualcosa di perfetto, una pennellata si dice, ma qualcosa di più leggiadro, per il colpo al volo di Vunicic. Un capolavoro di calcio, dopo quelli col cuore. Genoa per De Rossi alla vigilia di Genova è anche se non soprattutto questo, questo più delle polemiche, delle parole giuste da dire e quelle da evitare, è soprattutto una partita da giocare con questi che sono tra i suoi ricordi migliori di pallone. D’altronde sono i più bei ricordi di ogni romanista, quando si va a Marassi, a Genova… Erano le 17.47.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 19 ottobre 2012, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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