Innanzitutto forza Roma

Innanzitutto forza Roma. Il resto è quasi tutto Kafka. Soltanto con qualcosa di simile puoi spiegare la Metamorfosi fra il primo e il secondo tempo e una sconfitta che al 72’ (27’ st) era quotata a 100 nelle agenzie di scommesse. Tanto più con una doppietta di Gilardino che non segnava due gol insieme dal giorno in cui è nato: il 5 luglio dell’82 Brasile-Italia 2-3. Il risultato è lo stesso di ieri, soltanto che quello di ieri è più sorprendente.  Una partita dell’assurdo, un finale grottesco, un risultato da canzone triste in cui trovare un senso anche se un senso non ce l’ha. Al Processo (ancora Kafka) i pubblici ministeri di turno hanno già sentenziato: “Zeman è così” “Con Zeman si divertono gli altri”.

Stop subito ai ritornelli, Roma-Bologna 2-3 non è una sconfitta zemaniana (e forse non esistono sconfitte zemaniane). La Roma ha preso i gol a difesa schierata, nessuna rete d’infilata. Il limite della Roma di ieri, semmai, è stato quello di essere poco zemaniana: nella ripresa ha gestito la partita e non doveva farlo; se non ha proprio arretrato non ha più attaccato come prima, quando doveva farlo. “Eh sì vabbè – arringano pure un po’ gaudenti i pm – ma Zeman poteva starsi zitto invece di rispondere ad Abete e a Vialli”. E perché? Che c’entra con questo 2-3? Che i giocatori si sono messi a pensare al presidente federale e all’ex giocatore della Cremonese dal 72’ (27’ st)? Prima pensavano a Falcao? E che è successo in quel momento? Se stava zitto vincevamo 5-0? Se andava dal dentista pareggiavamo? Sono solo slogan. Come quello andato in onda per due settimane secondo cui Lamela e Pjanic non erano zemaniani: ieri quando sono usciti loro la Roma ha preso tre gol. A volte la verità è banale: la Roma s’è sentita la partita in tasca e ha pagato questa supponenza tutta insieme nel momento e nel modo peggiore, anche per errori dei singoli (Piris su tutti), anche per paure ataviche di una squadra che se prende gol sul 2-0 quasi sempre – ben che va – si fa pareggiare. Romanismi. Se la sconfitta è anche zemaniana lo è non perché Kafka era di Praga, ma perché sta all’allenatore riuscire a tenere i giocatori sulla corda sempre. Zeman ha le sue responsabilità come ce le ha un tecnico di una squadra che perde così in casa, non perché lui è quello del 4-3-3, non perché lui è quello delle denunce, non perché lui è quello senza mezzi termini: queste, anzi, sono rassicurazioni e motivi di infinito orgoglio per i romanisti. Sempre.  A volte la verità è banale. Questa sconfitta fa male, dà tanto fastidio ai tifosi della Roma perché dopo una vita potevamo partire bene, perché venivamo da Milano, perché l’Olimpico era bello con le bandiere della Roma, perché c’era il sole, perché c’era tutto un ambiente pronto, ritrovato, affamato, col condottiero spavaldo a profilo scoperto con la sigaretta da fumare e con l’orgoglio dei giusti da tirare fuori a pieni polmoni. Per il gusto bambino di stilare la classifichetta dopo tre partite che è un po’ sgranare un piccolo innocuo rosario della felicità, perché non si può non vincere se stai 2-0 e Totti gioca da Totti a calcio alla tedesca (colpo di spalla) oppure fa fare i gol a Florenzi a battimuro. Perché c’era così tanta voglia di sognare e di Roma. Il segreto è mantenerla. E’ così troppo presto per smettere di crederci, soprattutto per chi è romanista e non smetterà mai di farlo. Innanzitutto forza Roma. Il resto non c’è proprio.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 17 settembre 2012, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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