Un ombrellino nel cuore

Non è passato un giorno a Riscone senza pioggia magari solo di sera, o al mattino, ma non c’è stato un giorno senza pioggia. Zeman non s’è mai visto nemmeno una volta con l’ombrello, niente di strano: lui è impermeabile a tutto, almeno così sembra, nei modi, nelle parole, cogli sguardi, nei pensieri. Il giorno in cui ne se ne va Baldini, senza conferenza ma una con una promessa in piazza ai tifosi (“completeremo la Roma”), se ne va pure Juan dopo Borini (è ufficiale, è arrivato il comunicato), il giorno delle parole piane e piene di Pjanic, della tripletta di Perrotta, delle parole vecchie e nuove, diverse e uguali del Capitano, dei giri e dei rigiri di campo e del carattere, delle ripetute, delle piramidi, del saluto ad Alfredo Provenzali (“scusa Ameri”, ma scusa veramente) è il giorno in cui l’uomo impermeabile dice le cose più importanti che finora ha detto.

Le cose che servono a ricordare per chi se lo fosse scordato chi è Zdenek Zeman, perché Zdenek Zeman è tornato, perché Zdenek Zeman è della Roma, perché non è stato un caso che nel 1998 quando ha denunciato tutto, doping, farmacie, finanza, Calciopoli, mafia, schifo, aveva la tuta della Roma e non poteva averne un’altra. Ha detto questo, quello che qualcuno ha letto, ma va riscritto, non va sottovalutato, va benedetto, celebrato: “Le tre stelle della Juventus? Molti si stanno dimenticando di Calciopoli, chi ha seguito sa (…) Moggi mi ha definito un buon allenatore che purtroppo si distrae e perde l’essenza del calcio? Se l’essenza del calcio è il doping e comprare le partite effettivamente sono lontano dall’essenza del calcio”. Altro che Juan, Jung, Freund o Freud, mezzo Destro e il mezzo sinistro che manca, chi è romanista ha vinto. E non è un modo “pe’ butalla in caciara”. E’ un orgoglio avere un allenatore così, averlo per scelta, riaverlo dopo tanto tempo, così tanto tempo. E scoprire piano piano, basta andare a rivedersele una a una, che in ogni intervista Zdenek Zeman ha sempre parlato dei tifosi della Roma, almeno un riferimento non gli è mai sfuggito. Così come non ha mai detto no a un tifoso qui a Brunico, a un autografo, a un sorriso. Sono queste le cose che contano. Sono queste le cose che ci ha detto e che ci continua a dire. Anche coi suoi silenzi, con le sue pause, col suo lavoro. L’altra sera nella festa in piazza ha risposto a un tifoso che gli ricordava dell’ombrellino di Luisa Petrucci, la mamma ultrà che adesso come tanti sta in Curva Paradiso a guardare la squadra che fa i gradoni, lui l’ha quasi interrotta dicendo: “Io quell’ombrello ce l’ho ancora”. Eccolo perché Zeman è impermeabile e dov’è l’essenza del suo calcio: un ombrellino in fondo al cuore.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 14 luglio 2012, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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