Piovani: «Zeman è un artista, la Roma la musica della mia vita»

Premio Oscar. Direttore d’orchestra, pianista, compositore di tutta la musica musicabile (fra il creato che ha messo in nota ci sono anche gli album di De André Non al denaro, non all’amore, né al cielo e Storia di un impiegato). Ma Nicola Piovani, schivo, poeta già nel profilo, leggero nei modi come nel tocco, non di un pallone, ma di un tasto, è anche molto di più. Lui è romano e quindi romanista. Non è finita. Zemaniano. Definizione totale. Fa parte di quel coro degli eletti, orda di letterati, musici, ultras e poeti innamorati del Boemo, del suo credo e di quell’abracadabra flosofico declinato in diagonale col 4-3-3. Quando Zeman venne a Roma quindici anni fa – era il 1997, l’Avvento – fondò il quartetto di tifo e d’ascolto con Antonio Albanese, Vicenzo Cerami e Curzio Maltese. Senza Whyma con tanti Because. Non al denaro, non all’amore, né al cielo ma a Zeman sì.

Stanotte sotto i pini di Roma, Nicola Piovani sarà protagonista di un “Concerto in quintetto” con brani scritti per il cinema, per il teatro, per concerto (Suite De Andrè, La Vita è Bella, Suite Moretti, Annozero, La voce della Luna…) rivisitati e riarrangiati. Per la prima volta eseguirà il brano “Ciliegine” dall’omonimo film opera prima di Laura Morante. Un pieno d’atmosfera come un fumo di sigaretta boema, giuto per iniziare a parlare.

Maestro stasera un concerto “intimista”…

Intimista fino a un certo punto: siamo all’aperto, al fresco dei pini di villa Pamphili. Non è un concerto sinfonico, questo no, ma il concerto di una formazione solistica, siamo in cinque – Pasquale Filastò, Marina Cesari, Cristian Marini, Andrea avena e io – oramai ben affiatati. E ci piace suonare in modo più che “intimista” piuttosto “teatrale”, cioè un modo in cui l’aria che tira in platea quella sera arriva sul palco e influisce sul modo di suonare. Un quintetto che interpreterà Suite per De Andrè e La vita è bella. Sì, è un programma misto: le musiche scritte per De André, per Pasolini, per il cinema, il teatro. Un programma misto che chiude con le musiche che ho scritto per Federico Fellini. E inserisce anche le musiche dell’ultimo film che ho scritto, Ciliegine.

Perché Laura Morante?

E perché no? Mi sembra ci stia bene fra Taviani, Benigni, Moretti, Fellini. Degli ultimi miei lavori, “Ciliegine” di Laura Morante, è una musica che ha una certa leggerezza allegra. Abbiamo scelto di metterlo in programma perché sentivamo il bisogno, di questi tempi, di inserire una piccola suite ballabile: il fox-trot e il valzer che sono nel film.

Il pianoforte anche in questa partita che giocatore è?

Centrocampista-regista. O mediano di spinta, De Rossi insomma.

Le opere prime hanno avuto sempre un fascino su di lei, e i ritorni? Zeman?

Ecco… Siamo in molti ad essere felici per il ritorno di Zeman alla Roma, per più di un motivo. Innanzitutto è stata una scelta della società che ha rivelato coraggio: sono parecchi i nemici di Zeman che avrebbero voluto che non mettesse più piede in serie A. Zeman è un artista del calcio, di un calcio fondato sulle idee e sul lavoro, non solo sulla spesa ultramiliardaria. E poi, a leggere bene i numeri della sua carriera, si scopre che Zeman è un allenatore “vincente”, per usare un termine in voga fra i suoi detrattori. Francamente non so cosa avrebbe realizzato Capello a Pescara.

A cosa si può paragonare questo ritorno?

Scherzosamente qualcuno ha titolato questo ritorno: “Zeman due, la vendetta”. O “Il ritorno del Conte di Montecristo”. Al di là dello scherzo, questa stagione è un po’ la speranza del riscatto di un calcio pulito, fondato sulle idee e sul lavoro. Speriamo solo che gli arbitri non ci facciano scherzi, come nel 1999. Ricorda che furti ci fecero, solo perché Zeman aveva disturbato i traffici del Palazzo?

Se con Luis Enrique il progetto era la rivoluzione culturale, con Zeman che definizione si può dare?

A dire il vero i due non mi sembrano così distanti, a parte la verticalizzazione veloce, fondamentale nel gioco del boemo e trascurabile nel gioco dell’asturiano (noi lo chiamavamo “Scucchietta” per quel mento pronunciato). Luis Enrique ha pagato lo scotto della mancanza di esperienza nel campionato italiano. Con l’arrivo di Zeman io non vedo un nettissimo cambio di rotta, ma in parte anche qualche elemento di continuità: inseguire un’idea di calcio a dispetto del risultato immediato, e sottolineo immediato. Se giochi bene e hai pazienza, i risultati alla lunga arrivano. Anzi, ne approfitto per ricordare a tutti noi entusiasti che anche quest’anno, soprattutto all’inizio, ci vorrà un po’ di calma paziente.

Un quintetto in scena, e il quartetto per Zeman?

Beh, avevamo fondato in quell’anno del suo primo arrivo a Roma, un ideale fan club, era una passione che condividevamo e, penso, condividiamo ancora. Devo risentire Albanese. Con Curzio Maltese e Cerami ne abbiamo già parlato, e condiviso la soddisfazione: l’anno scorso tifavamo Pescara!

Più coinvolgente suonare o vedere la Roma?

Suonare.

Che partitura è Zeman?

Una partitura ben scritta, non banale, la cui bellezza può sfuggire ai disattenti.

Come si suona il 4-3-3? E in che ambiente?

In grande affiatamento fra esecutori. E in Teatro.

Che musica è la Roma?

La musica della mia infanzia, al quartiere Trionfale negli Anni Sessanta.

La sua prima partita allo stadio? E l’ultima?

Un Derby, tanti anni fa, con noi un amico milanese, professore di sociologia a Trento, che voleva vedere una partita di cartello, dal punto di vista “Antropologico”, pensi un po’! L’anno non me lo ricordo, ricordo che finì a botte. L’ultima, Roma-Sampdoria, con Ranieri, partita da dimenticare in cui lasciammo cadere lo scudetto.

Il ricordo più forte?

Lione-Roma, Champions League 2007, a Lione con i miei due figli: 0-2, gol di Totti e di Mancini.

Il suo giocatore di sempre e perché?

Vabbè, risposta scontata: Francesco Totti, con tanti perché, ma anche senza perché.

Mai stato in Curva Sud?

Da tanti anni non ci vado.

Che musica è la Curva Sud?

A volte gioiosa, a volte dodecafonica, a volte lugubre.

Cosa vorrebbe dire a Zeman?

Faccia attenzione a chi lo vuole fregare, mister, e sopporti con pazienza la banalità di certi suoi commentatori.

Perché Zeman è così legato alla Roma e i tifosi della Roma a lui?

Non tutti i tifosi: quelli che capiscono il calcio. Quelli che sanno che i risultati sono determinati da più fattori: uno di questi è il bel gioco, che non è mai fine a sé stesso, è sempre finalizzato a segnare. Poi ci sono gli episodi, i pali, gli arbitri, gli infortuni. E naturalmente la rosa dei giocatori a disposizione. In questo senso Zeman in passato qualche miracolo l’ha fatto.

Maestro, i tagli alla Cultura.

Sono una inutile vergogna: la cultura, l’arte, lo spettacolo hanno bisogno di investimenti lucidi, hanno bisogno di lotta agli sprechi, alle clientele, alle rendite di posizione: i tagli, in genere, non colpiscono i parassiti, i furbetti, i malversatori; colpiscono le eccellenze, i non protetti e gli uomini di buona volontà.

Il Teatro Valle occupato compie il suo anniversario, come valuta questa esperienza?

Una entusiasmante esperienza di partenza: ora bisognerebbe passare a un assetto normativo, continuo, con un progetto. E sono le istituzioni che devono intervenire, tenendo conto delle nuove istanze nate da quel movimento. Qualche amico mi obietta: “Ma è un’occupazione illegale!”. Sì, certo. Ma l’occupazione di certe cariche pubbliche dirigenziali vi sembra legale?

Un pensiero ai terremotati dell’Emilia.

Un musicista, quando accadono queste cose, magari dedica un concerto, una musica, una manifestazione alle popolazioni colpite dal disastro: quando lo faccio provo un forte sentimento di solidarietà e un frustrante sentimento di impotenza.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 4 luglio 2012, in Articoli, Intervista con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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