Padri e figli

Ieri la Roma ha vinto. E ha vinto più del 5-2 col Novara. Ha capito d’aver vinto non al 2-3-4 a 1, ma nel momento stesso in cui è entrata in campo e ha visto pieno di famiglie il Distinto Nord che da quest’anno si chiama settore famiglie. Con la Roma capita che le cose abbiano veramente il loro nome. Che un’emozione sia un’emozione, un abbraccio un abbraccio. Fraterno, senza nemmeno giochi di parole tanto è meschina quella storia. Questa è un’altra storia. La Roma è una storia a parte, piena di storie dentro. Piccole sicuramente, però vere, pulite. C’è quella del primo gol di Marquinho che segna di testa, come Osvaldo, alla Pruzzo nel giorno del compleanno del Bomber (sempre lode a te Roberto Pruzzo). L’Aquistinho di Sabatini (copyright di Kansas City 1927) è diventato un acquisto.

C’è quella più bella di Fabio Simplicio che, senza arrivare a Losi, segna da infortunato, si prende l’abbraccio e gli applausi di tutti mentre immediatamente dopo esce dal campo: anche il gol è stato dolce. E’ bello che abbia segnato lui in una giornata simile (simile a poche) visto che quest’anno la mattinata della Befana l’ha passato nel reparto di Pediatria del Sant’Eugenio. E’ una bella storia e una storia seria. Come quella di Abidal raccontata indirettamente all’Olimpico da Bojan con una dedica. Un gol giovanissimo, come quello di Lamela che non segnava in campionato dalla prima volta che l’aveva fatto. Sia lui, sia Krkic avrebbero potuto stare nel settore famiglie con “papà” Luis Enrique che invece sta benissimo in panchina. Oh, certo, non sarà mai in grado d’inventare 513 schemi come l’esperto e il poco pubblicizzato Stramaccioni, però stamattina la sua Roma, questa Roma, la Roma è a una partita e un pezzettino da un posto dove non sarebbe mai potuta stare per nessuno. Vero, ha segnato 5 gol al Novara mica all’imperforabile Genoa. E mica vale che il Novara non prendeva gol da 278’ mentre il Genoa ne ha presi una sessantina, che il Novara nelle ultime tre partite ha battuto l’Udinese e ha vinto a Siena dove ieri ha perso l’Udinese, e dove la Lazio ne prese 4 (com’era il ritornello? “solo con Luis Enriche ce perdi a Siena”). Ma questa è una storia semiseria, si chiama statistica, Trilussa ne diede una folgorante definizione una volta. Una canzonatura. Ci sta anche questa dentro. Ci deve essere quando pensi a lui, alla sua importanza di chiamarsi Sergio. Floccari. Ora, seriamente, ci vorrebbe un sondaggio: lui o Paolo Negro? Il bomber (Negro s’intende) ha fatto quello che ha fatto, ma Sergio dopo aver sbagliato il rigore contro Sergio (una specie di autorete pure quella) l’altro ieri ha fatto doppietta e l’anno scorso ha fatto di più, portando Mauri e Brocchi a Medjugorje. In una storia il gioco ci può stare, proprio per rispettare le cose quando si fanno drammaticamente vere, ineluttabili: da ieri non c’è più Giorgio Chinaglia. Giorgio Chinaglia è stato la Lazio. Giorgio Chinaglia è stato il nostro avversario più grande. Il rispetto, lo stupore e un attimo di silenzio sono altrettanto lunghi, grandi e profondi. Addio Long John: alla Curva Paradiso, so, farai un sorriso. In un giorno come ieri, in cui s’imparano le cose perché i bambini ci guardano, in un giorno in cui hanno segnato tutti, Francesco Totti è come se fosse rimasto in silenzio, quasi fosse un omaggio a quel primo gol fatto proprio qui, quando era ragazzino, e non ci credeva di averlo fatto per la prima volta in serie A. A Franco Mancini, il portiere volante che è volato in cielo. Dove ieri a un certo punto è uscito il sole su questa storia che ne racconta tante e che è la storia più grande di tutte, quella dei padri e dei figli, che da ieri qualche bambino ha iniziato a chiamare Roma e che si chiamerà sempre vita.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 2 aprile 2012, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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