E noi saremo

Un’altra domenica così e rischi di diventare cieco. Chiudi gli occhi, sogni il futuro e te lo ritrovi tutto davanti a te, fra il mare di Ostia (c’entra no?) e la neve di Roma. Ieri è successo tutto. Ieri è successo domani. Quello nostro. Tutte le risposte sono arrivate. Tutte a tutte le domande fatte, anche a quelle che vanno di moda da qualche migliaia di anni (molto meno importanti del “rinnova o meno De Rossi”): dove andiamo? Da dove veniamo? Chi siamo? “Siamo i tifosi della Roma siamo del Commando Ultrà…”. Un canto così ci stava bene ieri. Un canto del nostro tempo. Questo è il nostro tempo. Adesso, il futuro, la vita, quello che vi pare, l’importante è esagerare perché non sarebbe mai abbastanza per descrivere Roma-Inter 4-0 dopo che Genova per noi è stata un rigore Pa-lacio e prima della firma sul per sempre di Daniele De Rossi. Come l’acqua va al mare. Anche in rima: è amore.

L’avevano detto che sarebbe andato in una città dove nevica (Manchester), erano riusciti a usare pure ’sta metafora ardita (roba da Bukowski): profeti alla rovescia, pionieri dell’opportunismo che oggi saranno pronti a dire “io l’avevo detto”. Sono quasi tutti gli stessi per i quali Luis Enrique doveva andare a lezione da Ranieri (d’altronde – bisogna essere onesti – l’aveva studiato quando s’era italianizzato). Sono loro quelli pronti a salire sul carro del vincitore.

Venghino signori venghino, per voi c’è spazio sulla Jeep di Lotito. Prendete, e mangiatene tutti, ma state zitti a guardare questa Roma. Perché al Cinema si fa silenzio. Roma-Inter 4-0 è un’opera d’arte. Linda, bianca come una scultura di Canova, sfacciatamente trionfante come il Bernini e radiosa come il giallo di Van Gogh. Più dell’arte: 4-0, 65% di possesso palla, 20 palle recuperate contro qualcuna. Adesso criticate quanto volete Luis Enrique (è in dubbio anche il paradiso) ma dopo Roma-Inter 4-0 Luis Enrique è da considerare un Maestro: il suo “andate avanti” sbracciandosi dopo il gol di Bojan vale “l’ancora uno” di Falcao ai compagni dopo il 3-0 segnato al 90’ contro la Dinamo Berlino. E tutto questo è successo in una domenica perfetta, diamante, in cui Borriello sostituisce Vucinic nella solare Torino e il totale fa sempre 0-0. Noi poker e poi con la notizia di De Rossi, telesina. Speriamo che stanotte si ubriachino tutti. “Barbera-champagne stasera beviam per colpa della Roma…”. Se non ora quando? Ieri è stato il nostro domani. In una domenica di campionato alle ore 15 (lo striscione della Sud: “Tutti alle 15: la natura delle cose con la forza della natura”, vale Schopenauer), in un giorno in cui si tirano le palle di neve e il calcio torna pallone, in un giorno così, e non in uno qualunque, l’annuncio di De Rossi è pura normalità. Previsione meteo. Come la neve a Roma.

Domani ci aspetta il sole. Perché il nostro futuro ha queste radici profonde: il sentimento che c’è quando gioca la Roma. Il futuro è Piscitella e la Sud che canta “Oh Piscitella facci un gol”. E il ragazzino che dice: “Che faccio adesso? Vado a casa che mi sta aspettando papà”. E noi saremo sempre qui ad aspettar un tricolore giallorosso per gli ultrà… Tutti padri e figli della Roma.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 6 febbraio 2012, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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