Genova vista dalla panchina

Quelli degli Anni 80 ci hanno lasciato l’infanzia su questo campo. Il ricordo più bello del calcio: ore 17.47 dell’8 maggio 1983, «la Roma è campione d’Italia per la stagione 1982-83…» Così la raccontava Ameri nell’ultima giornata della stagione 1982-83 (sembrano scritti col sole questi numeri). Il colpo di testa di Pruzzo sull’assist di Agostino Di Bartolomei. I quindicimila romanisti a Marassi gemellati coi genoani che restarono in A grazie a quell’1-1 (pareggiò un uomo vero dalla faccia segnata dalla vita come Giuliano Fiorini)… Chi è della Roma sa, o perché l’ha vissuta o perché gliel’hanno raccontata. Sennò non è della Roma. L’abbraccio di Geppo, Chierico nudo, lo champagne nello spogliatoio, Nela con la sigaretta, Conti davanti alla telecamera, Righetti con l’asciugamano, Falcao con l’accappatoio, mentre Agostino Di Bartolomei parlava dei 41 anni d’attesa per lo scudetto: «E’ un racconto dei nostri padri…».

E’ ancora questo racconto. Genoa-Roma per noi sarà sempre quel Genoa-Roma. Ma poi siccome dicono che bisogna andare avanti (è il falso mito del progresso) Genoa-Roma è stato anche altro, persino tanto altro. Ci vuole il doppio passo sul pallone – o sulle acque? – che s’inventò Paulo Roberto Falcao a Marassi dribblando da dietro (!) Faccenda, saltandolo sulla linea di fondo in mezzo metro, per fare un ritorno al futuro. Rispetto a quel passato tutto sbiadisce, ma vista da qui, Genoa-Roma per noi nel XXI secolo fa sufficientemente schifo. Oddio, nemmeno per quel che poco si giocò nei Novanta i ricordi sono radiosi: stagione 1993-94 per esempio. Genoa-Roma è stata la prima partita della Roma di Carlo Mazzone: risultato? Brutto. Bello per loro. Tornati in A a parte un gol all’ultimo minuto dell’ex genoano Panucci (che esultò sotto un settore vuoto perché quello fu l’anno in cui l’Osservatorio cominciò a dare prova di sé) le altre tre, le ultime tre, le abbiamo perse tutte. E tutte male. La prima fu soltanto colpa dell’arbitro, tale Brighi di Cesena che fra le altre cose annullò senza un motivo un gol alla Roma, non fece altrettanto su un paio di gol in fuorigioco del Genoa, fino all’espulsione di De Rossi (ma sono soltanto i macro episodi). Era il campionato 2008-2009, finì 3-1, era un’inizio stagione come questo, si capì che non sarebbe stata un granché: la quarta Roma di Spalletti scippata pohi mesi prima a Catania di uno scudetto strameritato avrebbe dovuto stravincere quel campionato e invece si eclissò, restò anonima colpa di tante colpe, a partire da un viaggio a Parigi – perché Parigi val bene un Abramovich – e di molte altre cose che fisiologicamente erano logore, stanche, consumate.

Fu proprio un altro Genoa-Roma, quello successivo, stagione 2009-2010, ad anticipare la fine dell’epoca di Spalletti: prima di campionato 3-2 per loro. E se il gol decisivo lo fa Biava diventata comprensibile per chiunque perché non si sia potuto andare avanti, giusto un’altra partita con la Juve prima delle dimissioni. Genoa-Roma per noi è stata anche l’ultima trasferta di Luciano Spalletti con la Roma. L’anno dopo, cioè la stagione scorsa è successa la stessa identica cosa, soltanto che al posto di Spalletti ci sta Ranieri visto che Ranieri aveva preso il posto di Spalletti alla Roma. Fino al suo Genoa-Roma. Un campionato da super rimonta e da «voglia di stringersi un po’» fino alla Sampdoria (l’altra faccia di Genova) per finire a essere super rimontati e avere voglia di andarsene e basta. Da 3-0 a 3-4, in un tempo, in quello stadio che per noi è stato un tempio. Via. Meglio finirla qua. Lecce-Milan di tre giorni fa sembra una specie di beffa, sembra esserci stata solo per ricordarci quel pomeriggio dello scorso 20 febbraio a Marassi (era già il 2011, ma quanto tempo di più sembra essere passato). Luis Enrique non è Mazzone, che a Genova ha perso la sua prima partita con la Roma, non lo è per come gioca, per profilo, per tutto e perché la prima partita con la Roma già l’ha persa. Qualsiasi cosa accadrà stasera, Luis Enrique non rischierà nemmeno lontanamente di vivere un Genoa-Roma come quello che è stato per Spalletti e per Ranieri. E allora che resta se non quello che non andrà mai via? Genoa-Roma per noi sarà sempre quel Genoa-Roma e basta. Mancava soltanto un punto all’aritmetica certezza dello scudetto e prima della partita Liedholm si diceva quasi scettico di riuscire a vincere il tricolore. Che volete che dica Luis Enrique dopo otto giornate di campionato e prima di Genoa-Roma?

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 26 ottobre 2011, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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