I ragazzi della via Pal

Quelli della televisione dicono che non abbiamo vinto. Ma se il tabellino è rimasto bianco è solo per poterci scrivere verità più grandi di un risultato dentro. Raccontare la storia di un allenatore che viene dalla Mancia come Don Chisciotte al confronto del quale Zeman sembra un borghese. Puoi raccontare che a Milano contro i campioni di Calciopoli e della capitale morale di questa Italia da buttare hai schierato tre punte, due giocatori coi piedi di velluto come interni, due centrocampisti come esterni bassi, un ragazzino di 20 anni che ha la splendida sfacciataggine di tirare anche anticipando Totti. La mazzafionda contro il carrarmato. I ragazzi della via Pal contro gli eserciti mercenari.

E’ la Roma impunita, commovente e coraggiosa che appena nata, sporca ancora di latte (apposta eravamo bianchi) è andata a comandare a San Siro. E ci ha provato finché ne ha avuto. Ha avuto il cuore e la voglia, e l’ha sentito come obbligo, come destino, quello di andare a cercare la vittoria. Tutto quello che un romanista ha sempre voluto. Le fa ingiustizia tutto: il pareggio, l’arbitro che già fa il paio con Gava, la tv che non dice che Lucio ha rischiato di rovinare la vita a un essere umano (sì quelli della televisione hanno detto che “Stekelenburg ha la testa fuori dalle braccia quando esce”: perché non aggiungere che c’era pure rigore per l’Inter o che l’olandese andava espulso?). Ma la freschezza, il profilo ragazzino di questa Roma scapigliata se ne frega di queste meschinerie: appartengono al trapassato, appartengono a chi specula, a chi non pensa a sé ma cerca di piacere agli altri; questa squadra è un capolavoro politico, un consorzio umano da far studiare a Scienze Politiche; l’unica vera democrazia esportabile senza fare guerre è questo 4-3-3 che comincia con un abbraccio prima di iniziare e finisce con un abbraccio quando è finita. Siamo stati eleganti nel non avere certezze precostituite andandosela a giocare nella trasferta della trasferta costringendo l’Inter a sembrare il Como.

Dicono che non abbiamo vinto. Ma come la chiami se non vittoria quando Gasperini a metà secondo tempo toglie un attaccante per un centrocampista a casa sua? Siamo la Nouvelle vague del calcio italiano, respiriamo futuro, ci va stretto l’orizzonte. Siamo la Roma. Abbiamo il volto biondo di Kjaer che ha detto no all’Inter da solo a un certo punto, quando tutta una tradizione dell’opportunismo sembrava aver vinto.

Gli ha detto no da solo: è stato meglio dell’Arcuri. Meglio sicuramente di Mexes (qualcuno giura di aver visto il danese piangere il giorno di Roma-Sampdoria di due stagioni fa). E poi il volto e il corpo, forse le stimmati, di De Rossi. E’ stato totale, è stato lui: il mare. Ha giocato ventimila palle e ne ha persa solo una (quella calpestata da Sneijder alla fine). Dicono che non abbiamo vinto ieri, magari sono gli stessi che ieri dicevano che il calcio del Barcellona era finito. Ieri il Barça ha vinto 8-0. Il nostro 0-0 vale di più. Per come è venuto e per quello che farà venire. Perché ieri s’è vista la differenza tra noi e loro. Che la rivoluzione è possibile, perché noi non ci confonderemo mai con gli altri. Tra chi ha Lucho e chi Lucio.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 18 settembre 2011, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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