A noi quando?

Quando toccherà a noi? Quando ritoccherà a noi festeggiare uno scudetto a casa nostra? Perché vengono sempre ascoltate le preghiere – pure in diretta tv – di Adriano Galliani e quelle di un popolo innamorato finiscono sempre troppo alte sulla traversa? Quando? Abbiamo visto perdere quella Coppa qui, abbiamo visto l’Inter alzare una Coppa Uefa sotto i Distinti Nord, abbiamo visto quelli del Toro prendersi la coccarda anche dopo una sconfitta per 5-2, abbiamo visto cose che soltanto noi romanisti possiamo ancora immaginare… Ma quando?

Quello che è accaduto ieri sera per noi ha quasi il significato del contrappasso: vedere qui in diretta, davanti ai nostri occhi quello che sarebbe dovuto essere e non è stato. Quello che i giocatori s’erano promessi nello spogliatoio di Verona l’anno scorso. Quello che i tifosi della Roma si meritano. Proprio ieri sera la Roma lo ha dimostrato che questo campionato sarebbe dovuto essere diverso, lo ha dimostrato per tutto il primo tempo (bella, rossa, tosta) e per qualche volata nel secondo, finito in anticipo tremendo sul nostro stupore per dieci secondi per non far tirare il neocampione d’Italia Borriello (così è, anche se non vi pare). I neo campioni d’Italia contro di noi hanno preso un punticino nel campionato del loro diciottesimo titolo; i neo campioni non ci hanno mai segnato, l’ultima volta che è successo era l’ottobre del 2009 quando Ranieri era ancora un neofita di questa panchina. E il Milan quest’anno ha segnato a tutti, a tutti tranne che alla Roma. Ma la Roma appena una settimana fa ha preso due gol dal Bari che sarebbero potuti essere quattro.

In questa schizofrenia c’è il limite della nostra stagione. Che però non è finita. Oggi a Udine probabilmente si deciderà parte del nostro destino; se l’Udinese pareggia con la squadra che ha il nome della regione e che giocherà a Firenze eventualmente le prossime sue partite in casa, abbiamo ancora qualche possibilità di quarto posto e quindi è un dovere (lo sarebbe comunque) andare a vincere le prossime due, soprattutto l’ultima contro la Sampdoria; ma se l’Udinese vince probabilmente arriviamo davanti alla Toscana (come si chiama?). Libertà di coscienza di tifo per ogni romanista, con la consapevolezza e l’obbligo di un futuro diverso per tutti i tifosi romanisti, soprattutto per quelli che ieri hanno dedicato il loro impegno e la loro fantasia per ricordare un ragazzo che non c’è più: Antonio De Falchi. Un piccolo sorriso per Mamma Esperia, un grande omaggio alla giustizia e alla memoria. Con impegno e fantasia c’è da andare incontro al futuro che per noi ricomincia mercoledì a San Siro da dove si possono guardare le stelle; il futuro da costruire poi sarà come quello che è passato accanto a noi proprio ieri: un tricolore giallorosso da festeggiare all’Olimpico. O magari anche in trasferta. D’altronde è l’8 maggio. Proprio oggi a Genova, alle 17.47 del 1983 diventavamo campioni d’Italia. Era la festa della Mamma. Auguri Roma.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 8 maggio 2011, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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