Quando vince la Roma

Quando la Roma vince uno è felice, e se non sei della Roma neanche sai quanto. Però questa gioia bolognese ha un sapore diverso, persino il gol ha un retrogusto particolare, quando vedi Vucinic mangiarsi l’avversario e la linea laterale per dare il pallone della vittoria a un altro; quando soprattutto vedi giocare da dio – d’altronde a Valparaiso è nato – Pizarro, e ogni dolce carezza data al pallone somiglia a uno schiaffo; quando vedi chi esce mettersi tranquillamente seduto in panchina; quando vedi quello che non avevi visto prima.

La Roma ricomincia da Bologna perché – bomba o non bomba – lì s’era fermata. Sotto la neve congelata, con tanti pupazzetti. Si ricominciava dal 16’ e il 16 ha segnato all’ultimo minuto di un primo tempo iniziato ventitrè giorni prima. In mezzo soltanto un punto (col Brescia), buono per metterlo sulla carriera a Trigoria di un allenatore.
La Roma ricomincia dove s’era fermata, in una partita fatta quasi su misura per il suo nuovo tecnico. Vincenzo Montella. Olè. Pure il minutaggio era acconcio, visto che i tempi delle partite dei Giovanissimi durano 35’, oltre la particolare predisposizione dei giocatori che lui significativamente a fine gara ha ringraziato in continuazione. Era quasi una partita allo specchio questa contro una società guidata una volta da una donna presidente, coi giocatori senza stipendio, con un americano che era passato e volato via. I giocatori – con un esempio forte davanti e con la strizza dietro – si sono trovati inchiodati alle loro responsabilità. Per questo hanno tirato fuori i denti fino a lasciarceli al Dall’Ara. Ma adesso che dobbiamo fare? A ogni vittoria rinfacciargli il passato? Ogni passo avanti guardarsi indietro? Purtroppo o per fortuna gli interessi coincidono.

Prendiamoci questa prima di mercoledì di pomeriggio (com’è naif questo nuovo inizio) come una buona minestrina, come quello che è: una vittoria e tre punti. Prendiamoci che lo schieramento era lineare e i ruoli chiari, così come tutti i cambi. Prendiamoci quello che è, la Roma che vince (ed è anche una rarità con la maglia bianca e i calzoncini rossi, stile Wrexham), i ricordi di quando qui al Dall’Ara Montella giocatore a fine primo tempo si arrabbiava probabilmente col suo allenatore, Voeller, parlando col suo vice, Ezio Sella che ieri stava sull’altra panchina, mentre un De Rossi ragazzino quel giorno si arrabbiava persino coi senatori per l’atteggiamento arrendevole in campo. Il tempo fa giri strani per ritrovarsi. Pure la Roma (c’è chi è andato in Cile, chi è rimasto in panchina un anno e mezzo, chi non voleva giocare…) che per farlo ha dovuto aspettare l’Aeroplanino. La sua commozione è la cosa più bella ieri. Almeno per chi è romanista. Che quando vince la Roma è felice. E basta.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 24 febbraio 2011, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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