Quella voglia di stringersi un po’

Dammi tre punti e poi chiedimi tutto. Perché questo 3-0 in casa che ti dà la libertà di sognare, ti racconta un’altra cosa importante: che la Roma s’è ripresa la Roma. Di questo Roma-Cagliari serale ci sono due momenti più importanti dei gol fatti da due campioni del mondo e da uno che un giorno lo diventerà sicuramente. Il primo è sull’1-0 quando stavamo soffrendo a inizio ripresa e lo stadio invece di borbottare e malumoreggiare s’è messo a cantare forte quel “voglia di stringersi un po’…” che fece da colonna sonora alla splendida, commovente, maledetta parte finale dello scorso campionato. Era come se la gente avesse capito che questa squadra andava accettata con tutti i suoi limiti.

Non era solo un incitamento nel momento del bisogno, ma quasi un aderire a quello che in definitiva è diventato un progetto, e lasciarsi indietro un passato fatto quasi esclusivamente di polemiche: questa Roma sa volare – e lo dimostra il gol di Menez fatto con le ali e non con le gambe – ma in qualche maniera deve andare in apnea, mischiarsi alla terra, mettersi dietro la linea della palla, ripartire, prendere la rincorsa per farlo. È stata un’accettazione della realtà, e quando si fa così si costruisce sempre qualcosa di importante, si va avanti. È stata veramente la voglia di stringersi un po’.

La stessa che ha dimostrato Marco Borriello quando è uscito che non era neanche metà ripresa e la partita era sempre e solo su quell’1 a 0: prima ha applaudito il pubblico e poi – con un’impercettibile deviazione della sua traiettoria – si è diretto verso l’allenatore. La voglia di stringersi un po’ e di stringersi le mani. Così alla fine è arrivato anche il “cinque” del capitano con Ranieri. Questo Roma-Cagliari ha questo sapore enorme: l’aver serrato i ranghi, l’aver accettato di stare definitivamente sullo stesso fronte, magari in trincea, ma tutti insieme. Con quelli che partono dalle retrovie che vincono la battaglia (il 70% ddelle volte dice Ranieri), con chi è sceso in campo disposto a stare lì anche solo per preparare il terreno agli altri, con chi difende che attacca – la straordinaria elegante potenza bionda di Mexes che colpisce la traversa a un attimo dalla fine – con chi attacca che difende – la generosità tutta romanista del capitano che rientra al novantesimo minuto sulla propria trequarti rincorrendo un Ragatzu qualsiasi. Quando è così il cerchio si chiude: Francesco Totti non segnava in campionato all’Olimpico proprio dalla partita col Cagliari. Erano nove mesi, il tempo di un parto, visto che questa, la sua-la nostra, è una straordinaria infinita storia di amore. Eccolo, il valore in più.

Se la Roma abbraccia se stessa come ha fatto ieri sera, visto i giocatori e il Capitano che ha, può arrivare là dove ognuno di noi ha sempre sperato, voluto, preteso, meritato. Con tutto quello che è successo, con tutto quello che s’è detto, con tutto quello che s’è sprecato, siamo a tre punti dal primo posto, una partitina-ina-ina, siamo nei quarti di finale della Coppa Italia – dove ci siamo già presi la soddisfazione più bella – negli ottavi di Champions League con una grande possibilità di arrivare fra le prime otto d’Europa. Almeno. Abbiamo vinto i due derby di stagione, abbiamo battuto i campioni del Mondo e i vicecampioni d’Europa, il Milan a San Siro… E l’impressione è che il bello sia appena cominciato. Ieri la Roma ha detto che nessuno ha voglia di perderselo, ha fatto l’appello e tutti hanno risposto presente. Ora si tratta solo di stringersi un po’.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 23 gennaio 2011, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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