Roma!

Un mese fa stavamo a 5 punti, stamattina siamo a 5 punti dallo scudetto: in trenta giorni abbiamo distanziato quello che eravamo. E’ come se la Roma fosse riuscita a guardare se stessa nel momento in cui era più brutta, e a vedersi bella, a volersi bene, fino ad abbracciarsi ieri – nel giorno in cui Spalletti stecca allo Zenit – dopo i gol sono tornate le pizze in testa. L’aveva detto Ranieri, l’ha ridetto ieri sera Borriello (come sono lontane le dichiarazioni dopo Napoli): è a Brescia che la Roma è rinata. Pensate al Mexes di quella sera, quando esce al Rigamonti, e al Mexes di stanotte.

La Roma è diventata forte proprio lì dove era fragile, o proprio dove non c’era. Pensate a Simplicio: c’è una bellissima alba scura su quel faccione solare. Pensate al gioco che non c’era e poi guardate l’azione del 2-0 dove sparisce il pallone nel triangolo delle bermude di Totti-Menez e Borriello. Pensate a Menez….

Sssst. Silenzio. Chapeau, monsieur football. E fatelo allenare al Louvre. Adesso finiamo in crescendo, segniamo nei secondi tempi (o nel recupero del primo) lì quando perdevamo le partite e non correvamo più. Segniamo tanto e non lo facevamo mai, prendiamo niente o – come ieri – gol inutili.

Non subivamo una rete dal compleanno di Falcao, era il 16 ottobre, gol di Rudolf (Voeller?), inutile pure quello: poi bianchi a Parma, col Lecce, con la Lazio e per più di un’ora anche ieri. A chi faceva ironia su un Ranieri che scimmiottava Mourinho (che ieri è stato espulso in Spagna), s’è preso dallo spogliatoio la risposta più bella. Ieri ne sono arrivate tante e non poteva essere diversamente in una giornata in cui sia Foggia sia Milito hanno fatto palo. In ogni azione i giocatori si parlavano e si urlavano a vicenda. Erano tutti De Rossi che si arrampicavano in Curva Sud. Tutti Burdisso che è arrivato a togliere quel pallone a Gilardino con l’aculeo (sarà che con la pioggia i ricci stanno pure meglio). E li vedevi, e li sentivi tutti uniti, dal primo all’ultimo, dall’attaccante al portiere, contro tutto e tutti, da Borriello a Julio Sergio anche dopo il 3-2 preso su punizione. Fino alla fine. Se ne può sentire ancora l’eco: «Parolo! Parolo! Parolo!…»

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 11 novembre 2010, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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