L’eleganza del riccio

C’è stato il discorso della montagna, l’I have a dream di Martin Luther King o il Non abbiate paura di Papa Woityla, ma di fronte allo «stiamo godendo come ricci» di Claudio Ranieri di ieri tutto impallidisce. Anche l’«attaccatevi al fumo della pipa» pronunciato nello stesso discorso merita attenzioni, ma lo «stiamo godendo come ricci» contiene in sé veramente la forza della rivelazione. Si dice che i ricci godano così tanto da non capirci niente in quel momento che per loro è particolarmente lungo, e infatti ancora il giorno dopo uno che è romanista come fa a scegliere l’attimo più bello dell’eterno che è successo?

Chiudi gli occhi e ti viene dolcemente da piangere. Chiudi gli occhi e li riapri e dici “Oh sììì” è tutto vero. Ti rilassi, ci ripensi e non t’annoi. Ti viene in mente che Baptista non l’ha passata ad Okaka a Parma perché già in quell’azione cercava Lichsteiner e Stendardo. Ti viene in mente un’altra volta Lichsteiner: pensi a Marco Lanna e non ti fa più male, pensi e fai un altro sospiro di sollievo che non c’era lo svizzero in porta al posto di Nando sennò a Borriello lo parava. Eccolo, sì! Oh sììì, c’è il tiro di Borriello, quella ciavattata lenta, quello straccio passato quasi controvoglia in soggiorno (era pomeriggio) e ti sembra il tiro più bello del mondo. Ti sembra uno Sputnik, il gol di Zidane nella finale di Coppa Campioni, l’osso che diventa astronave nell’Odissea di Kubrick.

Stai ancora rivedendolo al rallentatore ed ecco che vedi meglio quello che è già evidente: Borriello ha il numero 22, lo stesso che aveva e che ha un altro tuo mito del recente passato: Sergio Floccari. Pensi che Francesco Totti ha indovinato pure il pronostico. Poi – all’improvviso – un frastuono ti scuote, ragioni: «lo vedi che non è vero» e invece è il rumore del palo di Foggia. Oh sììì: il P-A-L-O di Foggia. Pensi che potrebbe essere una località (Palo laziale), pensi che se ci fosse chiederesti la cittadinanza anche se in questo momento vorresti essere Greco, l’Altafini del 3000: lui è più fico di quello che in Pulp Fiction entra e risolve i problemi, che si chiamava Wolf non a caso, mica Olympia.

Pensi che Greco è un ragazzino e vorresti essere al posto di Aleksandar per avere un papà che ti fa così felice (poi l’abbracci il tuo di papà perché t’ha fatto romanista, sennò gli dedichi questa emozione). Pensi all’abbraccio che la squadra ha fatto ad Adriano e forse decidi che questa è la cosa più bella, ma poi fai rivincere l’epicureo – il riccio – che è in te, e dopo aver proclamato Simplicio come nuovo Falcao nero, diventi uno statistico: gli ultimi due derby la Roma li ha vinti senza mai fare un gol su azione e tutti i gol li ha fatti sotto la Sud. Eureka: apposta Morganti ha annullato quello di Greco!

Ma no, oh nooo, non è questa la cosa più bella. Ne basterebbe una di queste per fare della giornata di ieri la più importante dopo quella in cui è stata firmata la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Pensi che il 2-0 sa di giustizia, perché – oh nooo – quel Lazio-Inter finì proprio 0-2. Ma dopo esserti chiesto – perché stando godendo come un riccio hai per forza un spirito animalista – dove sta il piccione? ti si impone un’immagine, una più di tutte le bellissime altre: Daniele De Rossi che scavalca la Curva Sud. E sa di mamma, di Roma, di sangue, di gioia pura, di Bach, di vita. A confronto Napoleone in trionfo sembra un impiegato del catasto. Forse esageri – senza mancare di rispetto a nessuno – e pensi che Dio è tornato fra gli uomini. Poi capisci che è solo l’eleganza del riccio.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 8 novembre 2010, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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