Non vi scusiamo

Regola numero del gioco del calcio: Totti deve giocare. Se poi stai perdendo 1-0 a dieci minuti dalla fine e da pochi secondi hai preso il gol, non è più una questione di pallone, di tattica, di ragione, ma quasi di morale non togliere dal campo chi può, chi già solo con la presenza dà la speranza, anche perché il messaggio che fai passare alla squadra è quello di avere alzato bandiera bianca. Ma fosse “solo” questo…

Fosse solo il problema di un cambio anche se stai sostituendo l’insostituibile. La Roma che ha perso a Monaco ovviamente non ha perso soltanto per il cambio di Totti a 10’ della fine. Fosse stato così sarebbe stato rassicurante.

La Roma che a Monaco di Baviera perde 2-0 contro il Bayern mentre gli U2 cantano è un mistero che nemmeno la voce di Bono Vox stanotte potrebbe saper cantare. Silenzio nella notte in cui si sarebbe dovuto sentire alta Pride, l’orgoglio. E’ finita in bianco com’era iniziata.

Eravamo tutti bianchi non perché giocassimo con lo smoking da sera, ma perché avevamo scelto di indossare la tuta da lavoro. Un 4-4-2 senza ali (ma allora perché? ma allora che differenza c’è con Assuncao a destra a Liverpool?) ma con due palle così. Poteva pure piacere, potevi pure raccontarti che lo zero a zero è il risultato perfetto nel gioco del calcio (regola numero uno deve giocare Totti…) ma doveva resistere. Poteva essere anche una scelta giusta questa di andare in apnea, forse, una scelta di umiltà, di compattezza, di solidità in un momento in cui era importante saper reagire, restare coi piedi per terra, dopo l’imbarcata in Sardegna. Ma tutto questo – tutto questo che comunque non sarebbe bastato a restituirci una grande Roma – è durato nemmeno un’ora: (55’) e non c’è bisogno degli U2 per cantare che almeno un’ora sola ti vorrei. Così alla fine l’umiltà, la serietà, lo stare in trincea, è diventata una sofferenza continua, fino a ritrovarci un’altra volta piccoli piccoli a fine partita. Senza le ali non si può volare, ma allora perché Ranieri insiste con il 4-4-2? Ma fosse “solo” questo … Il problema non si sa cos’è.

Perché dimmi cos’è quella cosa che fa ridere amaro Julio Sergio mentre allarga le braccia al cielo – subito dopo l’1-0 – perché la squadra non riesce a mettersi in barriera. E’ capitato due volte. Nella prima non hanno fatto in tempo a mettersi come il portiere voleva, nella seconda in tre invece dei quattro che chiedeva. E così è finita 2-0 esattamente come a Monaco di Baviera 26 anni fa. Quella partita – quel doppio confronto – raccontò la fine di un ciclo, questa è soltanta la prima partita del girone di Champions, la terza stagionale, appena a metà settembre con tutta una stagione da giocare. Ma facciamolo. Cominciamolo a fare. Magari riprendendo dalle basi, dalle regole numero uno… Anche perché Totti la prima e l’ultima volta che incontrò Van Gaal fu in una partita di febbraio di 13 anni fa, fatta apposta per dirgli addio e spedirlo in prestito alla Sampdoria. Totti, però, quella (doppia) partita (c’erano anche i tedeschi del Borussia guarda caso, oltre gli olandesi di Van Gaal) fece due gol ed è da lì costruì tutto quell’immenso che dà. Diventa un paradosso anche della storia vederlo uscire dal campo e andare in panchina dove c’è Ranieri e non Van Gaal.

Forza Roma.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 16 settembre 2010, in Articoli con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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