Burdisso, l’onore del Bandito

Per certi versi Cagliari ha dimostrato la cosa più paradossale da sostenere in questo momento: che Nicolas Burdisso è una delle poche certezze che ha la Roma

Non è l’apologia stupida e idiota di un gesto sbagliato che ha costretto Daniele Conti e la Roma a uscire dalla partita. Tutt’altro. Non è nemmeno un elogio astratto alla combattività di un giocatore generoso già dalla faccia (segnata da una vita sempre guardata in faccia). Non solo, non soltanto questo. Di più. A Cagliari Burdisso ha fatto vedere a chi c’era di essere un uomo e di questo ha bisogno adesso la Roma.

Chi lo è non ha mai bisogno di dimostrarlo, ma ci sono certe occorrenze della vita, certi fatti, che invece ti impongono di far vedere chi sei. Certi momenti accadono apposta, come occasioni rare per farsi fotografare l’anima. Momenti da indiani. Bisogna ri-zummare sul Sant’Elia, già sulla dinamica dell’azione, quel suo tuffarsi tutto insieme, tutt’intero, su un giocatore che stava per fare gol alla Roma, per difendere compagni, portiere, i 30 tifosi della Roma allo stadio e i due milioni in ogni dove.

Non è un modo di assolvere ma di presentare un’attenuante sì. Quel fallo fosse stato a centrocampo sarebbe stato sì brutto-bruttissimo, da shock, da “no!” e basta, fatto in mezzo dell’area di rigore, con la foga, nella concitazione, è soprattutto un’entrata scomposta, sbagliata e pericolosa, ma l’intenzione di far del male non c’era.

Che sia così lo dimostra quello che è successo subito dopo, che è quello che conta. Lo dimostra proprio la protesta all’arbitro per il rigore, perché dopo il fischio Burdisso è andato verso Celi a chiedere lumi: non appena resosi conto di quello che era successo è cambiato tutto ed è soprattutto da quel momento in poi

che il Bandito ha fatto vedere la sua anima, l’altra faccia di quello straordinario profilo sguincio, da Scarface (copyright Zampa), che si è scelto (il volto è sempre il riassunto di un vissuto). Mani nei capelli, preoccupazione vera. In quel momento non contavano più i rigori, i compagni, i portieri, i milioni di tifosi in cielo in terra e in ogni luogo, nemmeno il “nemico” o l’avversario, ma un ragazzo a terra.

Contava solo Daniele Conti con un ginocchio aperto. Burdisso è andato lì, e ci è rimasto per quel che ha potuto. Ha subito chiesto scusa con i fatti e poi con le parole. Non solo a Daniele Conti (che le ha accettate ed è questa la prima grande cartina di tornasole) ma poi, negli spogliatoi, alla squadra, ai suoi compagni, uno per uno «per la cazzata che ho combinato» (così l’ha definita in privato). Ha chiesto il permesso di andare in televisione a fare la stessa cosa, e lì – davanti a tutti – s’è preso la colpa, senza alibi e senza attenuanti, prendendosi «tutta la colpa».

Insomma, che c’avesse le palle uno così lo si era capito da tempo, e da molti cominciando da Ranieri, però a Cagliari Burdisso ha fatto vedere un’altra cosa, il lato nascosto di quel profilo da Bandito: il garbo, la sensibilità, di chi sa quali sono e quando contano i valori nella vita, visto che nemmeno troppo tempo fa (ma poi certe cose come fanno ad andarsene dal cuore?) ha affrontato la prova peggiore e più grande per un padre.

Insomma, a Cagliari Burdisso come sempre ha dato tutto di sé in un intervento sbagliato, e ha dato tutto di sé per chiedere scusa per quello stesso intervento.

Il miracolo è che non c’è contraddizione, ma la capacità che dovrebbe avere un uomo: lottare e saper chiedere scusa, il coraggio della sfida e quello più grande del sorriso. Forse arriverà una multa e una pesante squalifica, ma domani chi scenderà in campo all’Olympiastadion col numero 29 contro il Bayern Monaco per la Coppa dei Campioni è uno che merita di indossare quella maglia.

Annunci

Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 14 settembre 2010, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: