Chi tifa Roma non perde mai

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Nessuno ci credeva, ma tutti l’aspettavano. Come un dovere, come un risarcimento, come un obbligo contratto con la giustizia e con la fortuna nel tempo: “stavolta tocca a noi”.

Segretamente ogni tifoso della Roma prima di andare, andando o non andando a Verona si raccontava che “ci sarà una volta, una volta – lo sento – che agli altri capiterà un Lecce e a noi uno di quei momenti alla Michael Thomas”.

Era l’unica vera speranza dei tifosi della Roma. Era tutto quello che i tifosi della Roma volevano. E’ l’unica cosa che non è mai successa ai tifosi della Roma. Si sono sbagliati tutti. S’è sbagliato anche chi in settimana s’era illuminato trovando finalmente un senso al fatto che la prima partita della Roma vista da suo figlio – il 6 dicembre 2008 – era un anonimo Chievo-Roma e non la finale di Coppa dei Campioni che meritava un evento del genere. “Ecco perché il Piccolo è nato col gol di Menez, perché col Chievo vinciamo lo scudetto”.

No. Non è bastato nemmeno questo al cielo, nemmeno l’amore più grande è servito per mutare la maledizione. Ma proprio per questo allora una ragione ci dovrà pur essere per spiegare tutto. Perché c’è sempre una ragione. C’è. E’ persino evidente. E’ l’uovo di Colombo.

Sta lì non solo in bella vista, ma perché l’abbiamo addirittura scritto noi, cioè lo abbiamo scelto noi: Chi tifa Roma non perde mai. E’ vero. E’ così. Chi tifa Roma va oltre la vittoria e la sconfitta, chi tifa Roma trova la sua ragione di sentire, di amare, di tifare nelle giornate come quelle di ieri in cui infatti la Roma ha vinto ma ha perso lo scudetto.

E’ il cortocircuito del calcolo, è andare oltre alla logica del dare dell’avere in questi tempi in cui si compra e si vende tutto, è qualcosa di gratuito, di sincero, qualcosa di cui non potresti fare a meno nemmeno volendo. Qualcosa che si può anche chiamare amore.

E’ così tanto difficile dire che cos’è un amore, per una squadra, per la tua donna, per il tuo amore ma chissà perché ci riesci meglio quando stai male, quando ha vinto l’ingiustizia, la cattiveria, il potere, le malelingue, le intercettazioni, le telefonate mai pagate, l’Inter e pure l’Internet.

L’amore è come la Roma: senza calcolo. Sono ventimila persone e una lacrima. Sono il popolo e una persona. I tifosi e il loro capitano. L’amore è Francesco Totti che a un certo punto s’è messo a guardare l’Inno della Roma.

E’ successo ieri. Mentre ancora si giocava a pallone, mentre tutto attorno accadeva normalità, Totti s’è fermato e s’è messo a guardare i tifosi della Roma che – straordinari – cantavano “Roma Roma Roma core de sta’ città unico grande amore de tanta e tanta gente ch’hai fatto innamorà”.

E’ proprio questo il motivo per cui ci ritroveremo ancora tra qualche tempo a dirci, sbagliando di nuovo: “stavolta tocca a noi”. Perché la verità, oscena per chi non sa cosa sia la Roma, è che nessun tifoso della Roma baratterebbe una goccia di sudore di ieri con la Coppa dell’Inter, nessun tifoso della Roma cambierebbe solo un secondo dei quei momenti di ieri con lo scudetto.

E allora – siccome c’è sempre per chi ha la Roma nel cuore – è così che si trova una ragione. Che la trova anche quel papà col figlio parlandogli di Chievo-Roma ritrovandolo a casa con la voglia di stringerselo un po’, un bel po’ di più ancora: sei nato nel giorno dell’amore, non in quello della vittoria vita mia. Sei già romanista per sempre amore mio.
Forza Roma

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 17 maggio 2010, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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