“Con la Roma, in fondo al cuor”

La trasferta è una filosofia di vita. Un mare. E’ un viaggio per sentirti a casa.

Un cortocircuito: più ti stanchi per arrivarci, più sei pronto appena sei arrivato. La trasferta è all’ennesima potenza la sensazione più bella del mondo: quella di entrare allo stadio. Un salire quei gradini per ore.

La trasferta è un mondo fatto di cori dedicati al conducente, all’autista, alla popolazione ospite, di bisogni e di fabbisogni, di autogrill, soste forzate, soste impedite, di paure all’improvviso, dei soliti film sul pullman, telefonate da ricordarsi di fare e il pensiero che va e viene della partita. Intanto vai. La trasferta è (era) abbassare il finestrino appena arrivi, sentirti superiore per la sindrome del Raccordo Anulare. La trasferta è una medaglia. E’ un racconto.

La trasferta è la possibilità di fare letteratura, e se sei della Roma di fare poesia. C’è poco di più romantico che alzarsi presto – o non dormire per niente – prendere la sciarpa -o la bandiera – e andare per cielo, per terra, per mare. Per amore solo per amore. C’è gente che non va all’Olimpico ma che non si è persa una trasferta della Roma in vita sua. Più è lontana e più fa poesia, più è difficile più ti emoziona. La trasferta per la Roma è sempre bella. Straordinarie sono quelle che ti conti, perché ti senti vero, puro, più fedele. Poi ci stanno quelle in cui ci vanno tutti che sono splendide, lì la sensazione dell’esodo, di “monti, mari e fiumi attraverserò” ce l’hai quando enti allo stadio: la sensazione esatta è quella del teletrasporto. Un pezzo della tua curva o della tua città, sta lì con te a 500 km più a Nord o più a Sud, quello che è. E’ in quel momento che parole come appartenenza, popolo, comunità diventate parolacce nella vita civile, ridicole nell’esistenza borghese (quella da non tifosi) riassumono un qualche significato. La più struggente fu quella a Como nell’86, in quindicimila, dopo il Lecce, con lo striscione la nostra fede non conosce sconfittae il tifoso anonimo che alla Dssotto la pioggia cantava “Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà…“.

Quella era la canzone della rincorsa. Così come a Pisa due settimane prima quando finì con tutti i giocatori sotto la curva. La trasferta è quella surreale a Monaco di Baviera, con lo stadio del Bayern per tre quarti con striscioni giallorossi, sopravvissuti allo scaldabagno di Aughentaler. Quella a Bari nel 2001, quella a Bari nel 2010 che uno spera che la data sia un refuso del tempo, una ripetizione augurale. A Napoli – più di Bergamo – quelle dove la Roma rischia addirittura di passare in secondo piano, quelle che hanno un sapore speciale che sono sempre quelle di Milano.

A Torino invece c’è sempre una sensazione strana. Odor di Francia. La notte magica di Lione, quella orgogliosa di Manchester, quella piena di Madrid, ma quella arancione di Dundee. La trasferta è andare lontano per la Roma per sentirla più vicino. Quella voglia di stringersi un po’. La trasferta sono i tanti cori che nascono in trasferta e che poi dovrai passare un mese – cioè un paio di partite – per farli entrare nelle orecchie dell’Olimpico. La trasferta è a Verona col Chievo quando la Lazio vince lo scudetto perché Calori segna col Perugia.

Domenica si va a Verona col Chievo e Calori ha vinto al Bentegodi col Portogruaro due giorni fa: la trasferta è raccontarsi queste cose, diventare uno statistico e restare un sognatore, purché i conti non tornino mai. Sennò non lo puoi rifare. Razza Don Chisciotte, di chi sa che quel conta è andare, “per la stessa ragione del viaggio viaggiare”. Tifare la Roma. Alzare da sotto il seggiolino la bandiera e guardare che il cielo di Parma magari è lo stesso di San Lorenzo. E dopo tutto questo tornare a casa togliersi la sciarpa mettersi a dormire e la mattina dopo ricominciare, sapendo che la maggior parte del mondo il giorno dopo oserà persino chiederti: “Che hai fatto domenica? Sei andato al mare?“. Sì.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 12 maggio 2010, in Articoli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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