Caro Francesco l’hai capito che è successo?

Inter-Chievo 4-3, altro che Italia-Germania! Magari qualcuno avrà il coraggio di sostenerlo, e se non è ancora stata detto è perché Mourinho ieri non ha parlato.

Per larghi tratti Inter-Chievo è stata meno vera di Lazio- Inter. Uno spettacolo: quando i veronesi hanno segnatononhannonemmenoesultato, sembravanotutti compagni di Tuta.

Poi l’Inter ci ha messo trenta secondi per pareggiare, e come? Su autogol. Straordinario, sembra uno scherzo invece è l’Italia. Il buffetto che ha ricevuto Mantovani dai suoi compagni sembrava più un moto di complimento che di conforto. Ma la cosa più grave, perché presuppone che il popolo sia stupido, è proprio il risultato finale, quel 4-3 che sa di cojonella, che cerca di farti immaginare Rivera, Muller, Riva, Schnellinger, Boninsegna mentre la R di Replay corre gigantesca in alto a destra del teleschermo. Ma Nando Martellini è morto e con lui il calcio. Nell’ultimo quarto d’ora il Chievo non ha nemmeno provato un cross. Non è un modo di dire, è solo cronaca della partita, tabellino.

E’ solo l’Italia che sparla di Totti. Nemmeno all’Olimpico il Cagliari ha giocato per morire, però in porta ha continuato ad arrivarci fino alla fine. Lo stesso imbarazzo della Roma di prendersi subito e tutta la partita racconta un’onestà di fondo, una disabitudine ad avere una vita tranquilla, quel non aver mai ricevuto assist dal potere, che non è un modo di dire, ma verità anche se non entra nel tabellino. D’altronde la Roma non li ha mai voluti gli assist.

La Roma ha creato la sua identità all’opposizione. La Roma è fatta di carne e sangue e per battere il Cagliari doveva” sentirla” lapartita, eccitarla, morirla, svenircicome all’ultimo minuto a Torino, o a Firenze o col derby. La Roma è la squadra più poetica e rivoluzionaria che ci sia e ha fatto in modo che fosse Francesco Totti a vincerla. La differenza è questa. La differenza tra la partita di San Siro e quella dell’Olimpico è lo stadio, la gente.

Ieri Totti ha capito una volta per tutte quanto è amato, quello che rappresenta, quello che ha fatto da quando a 13 anni arrivò in una mattinata senza sole al Tre Fontane per il primo allenamento con la Roma. Francesco non l’ha mai ricevuto un abbraccio così dalla Curva Sud. Mai. M-a-i. Al secondo posto non c’è niente.

Dal prossimo anno i gruppi della Sud se ne andranno dalla Sud e per intere generazioni verrà meno un riferimento di vita.

Prima di “finire” la Sud s’è stretta a sè il figlio che pure qualche volta non aveva saputo amare fino in fondo.

Francesco l’hai capito che è successo? L’ultima cosa che ha fatto la Curva Sud è stata abbracciarti. Domenica vinciamo lo scudetto.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 10 maggio 2010, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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