Come col Dundee come non mai. Pensando a Sergio

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La Roma ha giocato la partita più bella della sua storia oggi. Era il 25 aprile del 1984, Roma-Dundee United 3-0. Che partita, che attesa quella partita, che tutto fu.

Contro la Sampdoria deve fare la stessa cosa. Deve giocare come se in palio ci fosse la finale della Coppa dei Campioni, anche perché in palio concretamente c’è lo scudetto che non è cosa da meno. Anzi. Poi nemmeno ci stanno i rigori. Se non guardi alla data ma all’avversario trovi un altro totem: Giacomino Losi che divenne Core de Roma proprio segnando un gol con una gamba sola alla Sampdoria all’Olimpico. Il resto lo deve fare lo stadio che tornerà pieno come ai tempi di Cinzia e del suo veleno. Basta. Stop. Niente altro. Zero. Solo un mezzo telegramma: dare tutto tutti. Non c’è altro, se non un po’ di fastidio. Sentirsi sabato pomeriggio mezzi bergamaschi non è una sensazione piacevole (anchesequandoTiribocchihasegnatoera sublime) ma per la Roma si fa questo e molto altro. Però dopo la vittoria dell’Inter, il controsorpasso, gli urletti del Meazza, i ghigni di Mourinho, la retorica da uomo vero di Materazzi, la Balotelleide da Telelombardia… il fastidio è una sensazione nitida, che si fa mista a nervosismo e a un briciolo di paura. Apposta non servono le parole: tutto ciò che passa dal fischio finale di Orsato ieri pomeriggio a quello d’inizio di Damato è inutile, tempo perso, da bruciare, bla bla bla.

Non basta nemmeno parlare di Menez con quella faccia un po’ così che ci pensa lui a Genova. All’altro tridente. A Riise sempre presente. A De Rossi e Totti… No, la Roma è solo un blocco, la Roma è solo Roma adesso e quindi, come tale, è sola: dovrà vincerle tutte per vincere. Dovrà vincere per vincere. Se ci pensate è stupendo.

È una costante caccia al Sole. È difficile, ma persino naturale. Quando inizia la partita? C’è solo un antidoto: pensare a Sergio Floccari. Pensateci. Sì, aiuta. E’ vero, non è una battuta. Il nervosismo sfuma, si fa lieve anche questo intervallo (quante notti in settimana il sonno è arrivato pensando al fallo di Cassetti su Kolarov infinito preludio alla gioia più perfida e pura? Almeno tre). Ecco non sprechiamo quel momento dolcissimo. Ti fa pensare a Roma-Dundee e ti ricordi quanto sole c’era, quanti abbracci, quanti racconti portati là dentro in quell’attesa, mentre sapevi che stavi per fare la storia. Oggi di questa consapevolezza non ci facciamo niente. È il 25 aprile. Vinciamola. Liberiamoci.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 25 aprile 2010, in Articoli con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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