La Roma abbraccia se stessa a casa sua

Dimmi cos’è… E che ci fanno un norvegese, un brasiliano più mezzo quartiere di Roma per strada un lunedì pomeriggio qualsiasi? Sembra l’inizio di una barzelletta e invece è un mistero ancora anche per sociologi e antropologi. Dimmi cos’è quello che è successo ieri alle “cinque e mezza” per l’apertura di una nuova sede di un vecchio Club di una bellissima Roma che c’è e non c’è più? Sembravano tornati i tempi di Tonino Fusco. Lui, l’Impunito, arrivato alla Roma dalla Spes di Padre Libero, abitava a via Ginori, giocava a Campo Testaccio e ogni volta per tornare a casa doveva inventarsi qualcosa: scavalcare i cancelli, arrampicarsi alla finestra, travestirsi, cose così, perché per i “regazzini” del quartiere era un idolo vero, non lo lasciavano solo un metro.

Ecco, se uno ci pensa la Roma in tutta la sua storia non è mai stata sola, meno che mai in quel quartiere dove non solo ha giocato, ma dal quale ha ricevuto un’anima. Quella che stava impressa nella foto di Enzo Cozzolini: suo fratello un giorno andò proprio nella vecchia sede del Club Testaccio per regalarla: «E’ l’unica foto che c’è di mio fratello con la maglia della Roma campione d’Italia, io preferisco tenerla qui per farla vedere al popolo, piuttosto che nascosta a casa mia». Perché la Roma è come la libertà di Giorgio Gaber: è partecipazione. Anche per questo Franco Sensi, prima di ammalarsi, ripeteva ogni tanto nelle sue interviste di avere un sogno, quello di comprare una nuova sede al Club. Il padre era stato tra i costruttori del Campo (sul modello dell’Everton, poi dici che c’entra il Liverpool nella nostra storia…) sua figlia ieri è venuta quasi apposta all’inaugurazione. Con lei, c’era anche Ranieri, l’allenatore, che da queste parti ci è semplicemente nato. Radici, anche nel cemento. Ieri la Roma è andata a Roma. A casa e per questo è stata abbracciata: ha trovato la sua gente, la stessa cosa. C’è qualcosa nell’aria che si percepisce appena in questi giorni di una settimana che potrebbe regalare tante cose oppure niente. Mentre Testaccio riempiva Testaccio, i tifosi esaurivano Curve e Distinti per sabato pomeriggio. Domani si va a Bologna dove Fulvio Bernardini vinse uno scudetto battendo all’Olimpico proprio l’Inter di Moratti. Poi andò a festeggiare a Testaccio… Ora sai cos’è.

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 23 marzo 2010, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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