“Damiano ci manchi”, la squadra è orfana

La tristezza di Aquilani: «Per noi Tommasi era un punto di riferimento, un grande uomo, un leader nello spogliatoio, un esempio per i giovani»

Silenzio. A Castelrotto di Damiano Tommasi non si parla o non si deve parlare, queste sono le scelte o le consegne della Roma. La società di Trigoria, da nove giorni a Telfen, non commenta in alcuna maniera la decisione di un giocatore che per 10 anni è stato un suo professionista esemplare, anche perché conta di convicerlo a fargli cambiare idea. Lo ha detto pubblicamente Rosella Sensi l’altro ieri. Ma Tommasi ha lasciato la Roma, lo ha ribadito, e quel che resta è soltanto una società spiazzata e un gruppo “orfano” di un calciatore, di un uomo per tutti “fondamentale”. Perché se il silenzio della Roma, tra il rispetto e l’imbarazzo, è una linea ufficialmente da tenere, chiunque qui o altrove, appena può, non fa mancare una parola per Damiano, e tutte dicono la stessa cosa: «Ci mancherà, è una grave perdita, e lui è il più grande». Perché la Roma non se l’è tenuto?

Per esempio Alberto Aquilani in un’intervista a T9 (non quella rilasciata a Roma Channel…) che andrà in onda a fine agosto, lo ha detto chiaramente: «Per noi Damiano era ed è un punto di riferimento. Una grande persona, un grande uomo, un leader nello spogliatoio, una guida soprattutto per i giovani».

Per esempio Aurelio Andreazzoli, collaboratore tecnico di Spalletti, non ha potuto non rispondere alle domande su questo strano, triste commiato sbagliato, visto che sono state fatte in conferenza; d’altronde sembrava non vedeva l’ora di farlo, perché è sempre urgente il bisogno di parlare bene di una persona quando questa se lo merita o meritava anche di più. «Damiano mancherà a tutti. Lui era un punto di riferimento per lo spogliatoio. Per una squadra averlo è come vincere alla lotteria. Mi ritengo gratificato per il fatto di averlo conosciuto». Belle parole davvero perché parole vere. E’ il pensiero di tutto lo staff tecnico, è il pensiero anche di Spalletti. Andreazzoli ha detto pure che «Tommasi e Di Francesco erano le due perle all’interno dello spogliatoio, che non facevano che aumentare il valore di questo gruppo». Indicazioni sin troppo chiare.

Pure Gianluca Comotto, che Tommasi non lo ha mai conosciuto, ha raccontato «di una persona importante per lo spogliatoio e anche fuori da quello, ma queste sono scelte motivate che vanno rispettate». Ci mancherebbe altro, e questo è un coro che senti pure fuori da Castelrotto, diventa pure assordante visto dal ritiro ufficialmente non si sente niente.

«La decisione di Damiano va rispettata», esordisce così Eusebio Di Francesco, l’ex team manager della Roma, così come Tommasi è ex della Roma. Due addi pure troppo simili, due addii che non trovano spiegazioni, che sembrano legati insieme dallo stesso filo, ancora invisibile, adesso reciso. Di questo, però, “Difra” non parla, preferisce fare un altro commento: «Mi dispiace tanto che Tommasi se ne sia andato, mi dispiace da un punto di vista umano e professionale.

Umanamente con lui ho condiviso tutto, siamo amici, la nostra carriera è praticamente iniziata insieme, passata insieme; perché insieme abbiamo fatto una partita di beneficenza a Sarajevo, in Kossovo abbiamo costruito un campo di calcetto: lui fa queste cose. Professionalmente perché Damiano alla Roma poteva dare ancora tanto dal punto di vista agoniostico e tecnico, oltre che di comportamento, ma ha fatto questa scelta e va rispettata. Ha sicuramente valutato con molta attenzione». Che cosa non lo dice, che cosa ancora non si sa o non si può dire: s’aspetta che lo faccia lui direttamente fra qualche giorno quando forse anche la Roma parlerà. Il rispetto è pressochè totale da parte degli ex compagni di squadra (adesso tutti, se parli di romanisti); un’eleganza estrema, o forse semplicemente civile, dovuta, senza sponde polemiche, quasi per omaggiare chi ha sempre tenuto questo comportamento.

Lo fa anche Marco Delvecchio, cioè Supermarco, un altro amico di Tommy. «Me lo ha fatto sapere per sms – dice – mi è dispiaciuto tanto anche perché so quanto ci teneva e ci tiene alla Roma. E per la Roma è una gravissima perdita sotto tutti i punti di vista, soprattutto da quello del gruppo, dello spogliatoio. Però se ha preso questa decisione sicuramente ha motivazioni profonde, sensate, ragionate. Ci ha pensato tanto…».

La Roma forse meno, evidentemente. Perché poi l’ultimo che senti è Cesare Bovo, uno romano, romanista, 22 anni, un infortunio al piede per maledizione ma sempre una promessa di futuro, lasciato partire verso Palermo, così. Scaricato. «Di questo però non parlo, se volete vi dico qualcosa di Damiano e basta». Prego: «E’ una grande persona, non è l’unico amico che ho nel calcio, ma è un amico. L’ho snetito stamattina (ieri) e subito dopo che aveva preso questa decisione». Ti ha chiamato lui? «Che vuole dire’ tra noi c’è un rapporto, non conta chi chiama chi!». Il senso: dopo 10 anni di Rom, Tommasi chiama e s’informa su un ragazzo che ha giocato solo l’ultima stagione con lui. Dopo 10 anni di Roma, a Tommasi la Roma deve ancora fare un ringraziamento. Il senso?

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Informazioni su Tonino Cagnucci

Romanista. Papà di Lorenzo

Pubblicato il 20 luglio 2006, in Articoli con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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